20 giu 2016

Arco dei Gavi (Verona)

Arco dei Gavi 20 06 2016

Costruito dai romani agli inizi del primo secolo dopo Cristo, l'Arco dei Gavi è un raro esempio di arco celebrativo dedicato ad una famiglia di privati cittadini. Un elegante arco quadrifronte a pianta rettangolare allungata, realizzato impiegando pesanti blocchi di pietra bianca disposti in filari. Ha una struttura con due fronti principali e due secondari. Sui fronti principali vi sono quattro colonne corinzie; le due mediane inquadrano l'apertura mentre quelle angolari delimitano i fianchi del monumento. Negli spazi tra le colonne mediane e quelle angolari sono presenti delle nicchie che un tempo ospitavano le statue dei personaggi onorati: Massimo, Stabone, Lucio, Macro e Vibio.
Sebbene la sua forma ricordi quella degli archi di trionfo, esso è in realtà un arco celebrativo che fu realizzato per onorare alcuni componenti della famiglia Gavia, che in virtù di particolari meriti ottennero dalla municipalità il permesso di farlo edificare a proprie spese sul suolo pubblico. Per la sua ubicazione fu scelta una posizione molto prestigiosa, nella quale si concludeva la via Postumia al suo ingresso in città. Si trattava di una importante strada consolare che in epoca romana congiungeva Genova ed il Mar Ligure con il Mare Adriatico, di cui ancor oggi un tratto è visibile alla base dell’arco stesso. Perduta nel corso dei secoli la sua funzione celebrativa, in epoca medievale l'Arco dei Gavi divenne una delle principali porte di accesso a Verona, inserita nel prospetto delle mura comunali con il nome di Porta Nuova di San Zeno.
In origine l'arco aveva una posizione diversa da quella attuale. Esso infatti era posto di fronte alla torre dell’orologio di Castelvecchio, lungo l’attuale corso Cavour sul cui selciato sono ancora oggi ben visibili le originarie posizioni dei pilastri. Venne smontato nell'agosto del 1805 dalle truppe di occupazione napoleoniche, che ritenevano potesse ostacolasse il transito dei carri militari nel loro ingresso in città. Custodito amorevolmente dai veronesi per oltre un secolo fu ricomposto nel 1932 nell’attuale ubicazione, una piazzetta circondata da alberi posta sulla destra del medievale maniero di Castelvecchio. La suggestiva, ma erronea identificazione del suo realizzatore con il celebre architetto romano Vitruvio Pollione, teorico dell'architettura dell'età augustea, ne accrebbe di molto la fama e durante il rinascimento fu studiato dai principali artisti dell'epoca, tra cui Giovanni Bellini, Andrea Mantegna, Andrea Palladio, Michele Sanmicheli e Giovanni Falconetto. Il vero realizzatore, il cui nome è presente sul pilastro sinistro del prospetto rivolto verso il fiume Adige è in realtà Lucio Vitruvio Cerdone, che fu un devoto allievo del più famoso architetto imperiale.
Tratto da: verona.net

1 commento:

Claudio ha detto...

Ulteriore testimonianza di un grande passato che non tornerà più.

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