04 feb 2016

Torre dell'Orologio

Torre orologio 04 02 2016

Il commento di Claudio, inserito nel mio precedente post, mi suggerisce di pubblicare questa foto nella quale sono ben visibili gli elementi elencati nel paragrafo da lui citato e riportato nel sito venicewiki.org
"Il potere della Serenissima, raffigurata dal Leone di San Marco, occupa una posizione ben definita nella gerarchia del potere veneziano; infatti si pone sopra la Madonna, quindi sopra il potere della chiesa, sopra il quadrante tecnologicamente avanzato, quindi sopra la conoscenza scientifica e sopra le Mercerie, cose terrene, gli oggetti quotidiani, ma sottostà ad un unico potere, il potere del tempo, raffigurato da due grandi suonatori di campana, uno in sembianze giovanili e senza barba, l'altro vecchio, canuto e barbuto"
Ovvero: il Leone è stato collocato sopra all'orologio (la conoscenza scientifica), sopra alla Madonna (la Chiesa) ma sottostà ai Mori (che suonando la campana simboleggiano il tempo).
Nel sito della Torre dell'Orologio ho invece trovato queste note riguardanti la storia di questo prestigioso edificio e che vi propongo:
"La Torre dei Mori è uno dei segni architettonici più celebri di Venezia che sovrasta da un lato l’accesso alla piazza più rappresentativa della città, e dall’altro la nevralgica via commerciale, la Merceria.
Essa è insieme un elemento di rottura e di connessione tra le varie parti architettoniche del complesso di Piazza S. Marco e tra le diverse funzioni che da essa si diramano: le sedi del potere politico e religioso; i luoghi della rappresentanza e quelli dell’economia. La Torre, con il suo grande Orologio astronomico, è un capolavoro di tecnica e di ingegneria, un irrinunciabile elemento dell’immagine stessa di Venezia e ne segna, oramai da cinquecento anni esatti, la vita, la storia e il continuo scorrere del tempo.
La decisione di costruire un nuovo orologio pubblico nell’area marciana in sostituzione del malandato e inadeguato vecchio orologio di Sant’Alipio (sull’angolo nord-occidentale della Basilica) precede, come è noto, quella relativa alla fisica ubicazione della macchina.
Risale, infatti, a una deliberazione del Senato del 1493 l’incarico a Carlo Zuan Rainieri da Reggio per il nuovo orologio; è invece del 1495 la decisione circa “el loco” dove collocarlo, che sarà “sopra la bocha de Marzaria”. L’anno appresso, a testimonianza di Marin Sanudo, “adì 10 zugno fu dato principio a butar zoso le caxe al intrar de Marzaria (…) per far le fondamente di un horologio multo excelente”. Il primo di febbraio del 1499, sempre a testimonianza del Sanudo, finita la fabbrica e montato il meccanismo, “fo aperto et scoperto la prima volta l’orologio ch’è su la piaza, sopra la strada va in Marzaria, fato cum gran inzegno, e belissimo“.
Si trattava del corpo verticale che dall’arco del pianterreno sale fino alla sommità a terrazza con le statue dei Mori, lungo un quadruplice ordine a scalare e sulla estensione di un’unica campata a base rettangolare di circa 9×6 metri. Quest’edificio si poneva come un elemento di forte novità e di radicale rottura rispetto all’assetto complessivo della Piazza, ancora ordinata sulla sostanziale cifra linguistica impostata all’epoca di Sebastiano Ziani (XII sec.) e contraddistinta dalla serialità dei celebri edifici porticati. Nei cinque anni successivi (con decisione del 1500 reiterata nel 1503) furono aggiunte alla torre le due ali laterali concluse dalla doppia terrazza balaustrata.
Ma solo dopo l’incendio del 1512 fu dato avvio al programma di completo rifacimento delle confinanti Vecchie Procuratie (iniziando a demolire l’esistente nel febbraio del 1513). Anche sotto il profilo di un complessivo disegno urbano, la Torre dell’Orologio è un irrinunciabile piolo e chiave di lettura dell’intero cuore cittadino, costituendo in ciascuno dei due affacci che essa prevede (dalla Piazza e dalle Mercerie) l’obbligato e voluto fuoco spaziale e semantico: arco trionfale e straordinario oggetto monumentale di connessione tra il forum degli spazi marciani e la via dei commerci per eccellenza, le Mercerie; dall’altro lato, invece, altrettanto eccezionale cannocchiale prospettico verso lo scenario del potere politico, la porta marittima della città e del porto. Una serie di ragioni più o meno convincenti ha fatto sì che l’inventore della fabbrica fosse individuato in Mauro Codussi: in effetti, l’impianto degli ordini appare il medesimo che è possibile riscontrare in talune opere certe del maestro, e così si può dire per non ignorabili sottolineature linguistiche; per la sicurezza, soprattutto, con la quale il disegno strutturale della Torre si impone anche alle stesse partiture di ornato (particolarmente ricche e forse eclettiche in concomitanza con i quadranti e gli apparati celebrativi e d’ornato, riferibili a vari artisti e decoratori).
A metà Settecento, ad opera di Giorgio Massari, furono aggiunte, sopra le terrazze, le soprelevazioni delle ali e le nuove balaustre; e furono inserite le otto colonne a ridurre la luce delle trabeazioni al pianterreno su progetto, quasi certamente, non già di Tommaso Temanza, come spesso si ripete, ma di un meno noto architetto Andrea Camerata. Nè l’uno nè l’altro di questi interventi ha la forza di stravolgere gravemente l’impianto orginario della fabbrica. Assai gravi furono invece le manomissioni alla struttura interna del manufatto realizzate, parallelamente a quanto avveniva alla macchina dell’orologio, a metà Ottocento: demolite le scale lignee e sostituite con scalette metalliche a chiocciola, fu abbattuta la copertura in larice e lastre di piombo per sostituirla con volte e lastre marmoree, mentre le stesse statue dei Mori venivano alzate di circa un metro rispetto al loro originario livello d’appoggio. (Tratto dal sito: torreorologio.visitmuve.it)

1 commento:

Mercè ha detto...

Una spiegazione molto interessante e istruttiva.

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