16 giu 2014

Casa natale di Tiziano Vecellio

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A Pieve, la residenza familiare che vide venire alla luce Tiziano Vecellio, sfuggita alle devastazioni e alle rappresaglie dei soldati tedeschi ai tempi delle guerre cambraiche del XV secolo, all’epoca della costruzione rappresentava una dimora tipica di una famiglia locale distinta, che annoverava, tra i suoi componenti, personaggi di prestigio: notai, mercanti di legname, incaricati della gestione della cosa pubblica10

La situazione attuale invece è il risultato di interventi – commissionati dalla Magnifica Comunità di Cadore, proprietaria dal 1926 dell’immobile - all’ing. Giuseppe Palatini di Pieve di Cadore, ed eseguiti ancora nel 1928-30, con la demolizione dell’avancorpo anteriore, frutto di un ampliamento realizzato a metà del Settecento dai proprietari del tempo, che aveva avuto l’effetto di nascondere l’antica facciata. Con l’esecuzione dell’intervento di demolizione tornarono alla luce le antiche porte e finestre dell’edificio originario, aperture di dimensioni ridotte, peculiari del XV secolo06A

L’edificio odierno è composto da due piani in muratura, dalla planimetria irregolare, con ballatoi, scala esterna in legno e tetto a due falde con copertura a scàndole.
Al pianterreno l’ampio locale con pavimento in legno a tronchetti ospita una raccolta di riproduzioni della collezione di disegni tizianeschi della Galleria degli Uffizi di Firenze e documentazione relativa al Pittore. Salita la ripida scala in legno, si accede al piano superiore, nei cinque suggestivi vani dove probabilmente Tiziano visse l’infanzia e, successivamente - dopo il suo trasferimento a Venezia - ogni volta che faceva ritorno in patria1208070909AIn questi ambienti arcaici aleggia ancora lo spirito dell’Artista: lo si percepisce nella cucina con il grande foghér (focolare) e cappa – era l’unica riscaldata della casa -, con annesso locale di servizio; lo si respira ancora nelle due camere ma, soprattutto nell’intimo della stùa, foderata di legno e con il rustico soffitto a cassettoni. L’emozione di calcare quelle assi del pavimento malferme dal tempo o le pietre levigate della cucina che avevano visto venire alla luce il Genio dell’arte pittorica del Rinascimento, è un’esperienza straordinaria.
La vita familiare dei Vecellio, appunto: dal padre Gregorio e da Lucia queste spesse irregolari mura hanno visto nascere cinque figli: Francesco, il primogenito – personaggio eclettico, stimato pittore, ma anche mercante di legname, con precedenti impegnative esperienze di servizio militare nell’esercito veneziano –, Tiziano, Orsa (o Orsola), Caterina e Dorotea.
Non chiare le date di nascita di tutti i personaggi: forse intorno al 1476 Francesco; nell’arco cronologico tra 1477 e 1490 Tiziano; poco ancora si sa, riguardo alle tre sorelle.
E’ provato solo che i due giovanissimi figli di Gregorio lasciarono presto questa dimora (forse intorno ai nove-dieci anni d’età) per scendere a Venezia - forse presso uno zio (?) ancora non ben identificato – per apprendere l’arte della pittura.
E’ noto che Tiziano si stabilì definitivamente nella capitale lagunare e saltuariamente ritornava in Cadore per curare i propri interessi; il fratello Francesco, dopo i trascorsi militari, ritornò in patria: abitava, verosimilmente, la comune casa paterna.
La casa quindi non era abitata, ma è probabile che avesse accolto Emanuel Amberger e Marco Vecellio quando, tra 1566 e 1568, erano stati impegnati nell’esecuzione della decorazione pittorica della “chuba” (il coro) della chiesa arcidiaconale di Santa Maria di Pieve, affreschi realizzati su cartoni preparati dallo stesso Tiziano.
Alla morte del Maestro la casa passava in eredità al figlio Pomponio il quale pochi anni dopo la vendeva, con l’annesso terreno, a Giovanni de Cesco di San Pietro di Cadore; dopo altri successivi passaggi di proprietà, nel XVIII secolo diveniva di proprietà di un Giacomo Vecellio il quale, essendo celibe, designava suo erede universale un certo Osvaldo Tabacchi. Fu quest’ultimo che costruì l’avancorpo per allargare la casa, causa la sua numerosa famiglia.
Il 17 dicembre 1922, con Regio Decreto, n. 1725, la casa nel frattempo era stata dichiarata monumento nazionale. Conclusi i lavori, fu inaugurata il 7 agosto 1932, sotto la Presidenza dell’avv. Celso Fabbro, con l’intervento ufficiale dell’Accademia Reale d’Italia, rappresentata da Ugo Ojetti, che tenne l’orazione commemorativa, poi data anche alle stampe.
Da allora, l’umile dimora di un giovane montanaro che, partito giovanissimo dal Cadore alla volta della capitale lagunare divenne il protagonista della pittura del Cinquecento, è aperta al pubblico: un “luogo del cuore” del quale la Magnifica Comunità di Cadore ha la responsabilità, verso l’umanità, della custodia.
I testi sono tratti dal sito della Magnifica Comunità di Cadore (qui potete trovare gli orari di apertura e delle visite guidate)
Se interessati vi consiglio di visitare anche il sito della Fondazione Centro Studi del Tiziano13141505Cartina Pieve

6 commenti:

luci ha detto...

Interessante!

Claudio ha detto...

Oscar: ho piacere che nelle didascalie di questo post vengano avvalorate le mie tesi esposte nel commento a quello precedente.
Essendo l'anima ed i sentimenti(positivi o meno) delle persone costituiti una forma di energia,essi per definizione non si distruggono,bensì si trasformano; ed allora capita,a che è assai sensibile e riceve e trasmette nella giusta frequenza,di percepire delle impalpabili presenze,non certo fisiche,ma di natura essenzialmente spirituale.
Ritengo che i luoghi e la materia di cui essi sono costituiti siano permeati dei taciti echi delle trascorse esistenze,e possano trasmettere sensazioni.
Sono troppo "poetico"? Parto della mia immaginazione?
Forse si.
Ma queste cose le avverto e voglio esserne testimone.
Ciao.

Mercè ha detto...

Molto interessante!!!

stephanie dupont ha detto...

bellissimoooooo...sempre belli posto da scoprire ancora..

Oscar ha detto...

luci: se i pittori ti appassionano allora guarda che tra poco ha inizio "Scopri il Veneto di Veronese".
Cinque mostre e un itinerario di 32 siti attraverso tutto il Veneto per emozionarsi alla scoperta del maestro della pittura del Rinascimento

Claudio: sarai anche poetico ma, a chi ha un minimo di sensibilità, riesci a trasmettere benissimo le sensazioni che descrivi

Mercè: ciao. Come va con l'Italiano?

stephanie: grazie per il commento. Ciao

luci ha detto...

37 siti da visitare? Questa xe a volta bona che me mario chiede a separasion!!!!!!
Bellisssssima iniziativa!
Sono sempre più del parere che, in questo momento di crisi, il turismo potrebbe essere la nostra salvezza.
ciao Luci

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