18 mag 2014

Alba di Maggio

Alba 18 05 2014 N 1Alba 18 05 2014 N 2

1 commento:

Claudio ha detto...

Il soggetto principale di queste immagine è la colonna che sorregge la statua di San Todaro la quale poggia sopra un drago, assimilabile ad una figura di coccodrillo.
Dell'altra colonna,dal lato del Palazzo Ducale,che sorregge un leone marciano che in realtà è una chimera cui sono state aggiunte le ali,abbiamo parlato in altra occasione.

Per chi giungeva dal mare,esse fungevano da portone d'accesso all'area marciana, come due silenziose guardie del corpo a difesa del più prezioso dei gioielli: Piazza San Marco.
Le colonne di Piazza San Marco sono due alti e slanciati pilastri in marmo e granito rosa e grigio, posizionati all'entrata dell'area marciana verso il molo e il bacino di San Marco; alla base delle colonne sono scolpiti i Mestieri e alla sommità,su dei capitelli in tipico stile veneto - bizantino,sono presenti le statue del Leone alato,simbolo della Repubblica e di San Teodoro (Todaro in veneziano), primo santo protettore della città (quest'ultima è in realtà una copia, l'originale si trova all'entrata di Palazzo Ducale).

Discussa è l'origine: Francesco Sansovino ritiene che siano state portate da Costantinopoli nella seconda metà del XII secolo, e che in realtà fossero tre ma che una, nelle operazioni di sbarco, sia andata perduta, mentre altri ritengono che siano arrivate nel 1125 con Domenico Michiel da una delle sue spedizioni in Terrasanta.

Una cosa è certa: rimasero distese a terra per molti anni e vennero erette solo nel 1172 da Nicolò Barattieri che riuscì a trovare un modo per posizionarle in piedi; la gioia dei veneziani fu tanta che, per ringraziarlo, gli venne concessa l'esclusiva del gioco d'azzardo da effettuarsi proprio ai piedi delle due colonne, cosa che gli permise di arricchirsi non poco.

E' noto che, in passato, nella zona tra le due colonne, avvenissero esecuzioni capitali, tanto che ancora oggi i veneziani, per superstizione, evitano di passarci in mezzo; da qui, infatti, deriva il detto dialettale: "Te fasso vedar mi, che ora che xe" (tradotto: ti faccio vedere io, che ora è) che riprende l'immagine dei condannati a morte, di spalle al bacino di San Marco, che come ultima visione avevano la Torre dell'Orologio.
(Da "Venipedia").

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