13 nov 2013

Gero Qua (2a parte)

H 2 QUADRO CANALETTO

Questa è la tela, intitolata "L'entrata nel Canal Grande dalla Basilica della Salute" che, come vi ho già accennato nel precedente post, Il Canaletto ha dipinto 270 anni fa, molto verosimilmente, proprio qui nel loggiato dell'Abbazia di San Gregorio.

Canaletto dipingeva le sue vedute solo dopo accurati studi dal vero. Anzitutto sceglieva “l’inquadratura” migliore mediante uno strumento che era già stato adottato dal Carnevalis, la “camera ottica”, una specie di scatola molto analoga per forma e funzionamento alle nostre macchine fotografiche “a cassetta”. Una lente che funge da obiettivo fa convergere le immagini su uno specchio inclinato, posto all’interno della scatola là dove nelle macchine fotografiche è situata la pellicola (oggi il sensore ottico); lo specchio a sua volta riflette l’immagine su un vetro smerigliato collocato sulla faccia superiore della cassetta. Era appunto questa immagine che serviva da traccia al Canaletto per delineare sommariamente la composizione secondo una prospettiva rigorosamente esatta. Ogni sua tela, poi, era preceduta da numerosi disegni dal vero. Dovendo eseguire, per esempio, una veduta con uno scorcio di edifici, l’artista li schizzava prima uno per uno, corredando il disegno con annotazioni relative al colore e alle luci, accostando poi questi schizzi ricostruiva l’intera vedutaCamera oscura

I predecessori del Canaletto: La pittura di “veduta”, cioè la rappresentazione piu’ o meno fedele di piazze, monumenti, vicoli, insomma il tutto ciò che si riferisce a una città o anche a un complesso architettonico, inserito in un paesaggio, non la “inventò” il Canaletto. Già nel XV secolo, per esempio, il Bellini e il Carpaccio raffigurarono spesso nei loro vasti “teleri” con le storie dei Santi, ampi scorci di Venezia: la Basilica di S.Marco, i canali punteggiati di gondole, la darsena con i velieri all’attracco. Tuttavia le città in quanto tali non vennero mai assunte come vere, uniche “protagoniste” di un quadro fino al Seicento inoltrato. E’ allora che assistiamo alla nascita dei “vedutisti”, veri e propri specialisti in questo genere pittorico, che ebbe subito un enorme successo. Le città che piu’ attrassero l’attenzione furono Roma e, soprattutto Venezia. I primi vedutisti che ne descrissero minuziosamente la bellezza non sono però italiani, bensi’ olandesi e tedeschi. Il piu’ interessante fra loro fu Gaspare van Wittel (1655-1736), padre di Luigi van Wittel, il cui cognome fu italianizzato in Vanvitelli, il celebre architetto della Reggia di Caserta. Gaspare van Wittel operò a Roma, a Napoli e a Venezia; il suo esempio fu di stimolo al friulano Luca Carlevaris (1665-1731), che con le sue vedute veneziane, animate da una folla vivace e pittoresca, costitui’ il precedente piu’ immediato del Canaletto. Quel che piu’ interessa del Carnevalis è la prospettiva e la conseguente valorizzazione dei temi architettonici. I piu’ celebri allievi del Canaletto furono il nipote Bernardo Bellotto (1720-1780), che lavorò a lungo anche a Dresda e a Versavia, e infine Francesco Guardi.

A pensarci bene quindi era giusto che il massimo “vedutista” del Settecento fosse Giovanni Antonio Canal, chiamato familiarmente dai suoi concittadini il Canaletto. Dove trovare un’altra città cosi’ stimolante per un pittore?

Nato a Venezia, nel 1697, il Canaletto esordi’ nel campo della scenografia teatrale, come allievo e collaboratore del padre, Bernardo Canal. Era questa una professione che avrebbe potuto dargli grandi soddisfazioni, tuttavia verso i 23 anni, o perché era stato desideroso di una attività indipendente, o perché era stanco dell’arte della messinscena, il giovane “scomunicò” (è una sua parola) il teatro e divenne vedutista. L’esperienza giovanile gli fu comunque molto utile, perché lo rese un vero “virtuoso” della prospettiva architettonica.

Le piu’ antiche tele del Canaletto che ci siano rimaste risalgono al 1723. Circa cinque anni dopo, le sue “vedute” di Venezia andavano ad arricchire le raccolte dei primi ammiratori inglesi. Conquistati dalla mestria del pittore? Senza dubbio, ma anche dal fascino di questa incantevole città, che il pennello minuzioso e attento del Canaletto riusciva a evocare per loro in tutti i suoi aspetti piu’ suggestivi, vivi e festanti: la Piazza S.Marco, il Canal Grande, il Rio dei Mendicanti, la festa dell’Ascensione. Tutto descritto con mirabile esattezza. Senza fargli torto o voler con questo diminuire la sua statura di pittore possiamo dire che le sue tele avevano un po’ la funzione di “quadri-ricordo” in un tempo, in cui non esisteva ancora la fotografia, per una società colta, raffinata, dai gusti “esotici”, che proprio allora aveva cominciato a scoprire il piacere dei viaggi e che, se ancora non conosceva Venezia, desiderava visitarlaDSC 5128

Qualche lettore ha già evidenziato che il biglietto di entrata di questo evento è piuttosto "salato". In effetti lo è ma dobbiamo capire che l'intento degli organizzatori è stato quello di offrire al visitatore un'esperienza emozionale più che ad una mostra vera e propria. Del resto è piuttosto difficile visitare una mostra di pittura che espone una sola tela. Entrando nell'Abbazia si ha la possibilità di visitare un luogo magico, collocato in un punto "strategico in quanto a vista" di Venezia e di vivire questa esperienza in pochissime persone o addirittura da soli. La mostra è aperta per soli 50 giorni (dal 10 novembre al 27 dicembre). E' visitabile, solo su prenotazione (vedi www. coopculture.it), per un'ora e per un gruppo massimo di 8 persone (35,00 euro a persona). Di notte, dalle 22,00 alle 8,00 del mattino il costo del biglietto sale a 50,00 euro a persona. Consiglio vivamente di effettuare la visita di sera.

"L'entrata nel Canal Grande dalla Basilica della Salute" affascinò Lady Lucas and Dingwall, sua prima proprietaria. L'opera venne acquistata successivamente da Henry Grey, Duca di Kent. Nell'aprile del 1970 è stata acquistata dall'attuale proprietà privata presso Sotheby's a Londra. Prima di tornare temporaneamente " a casa sua", l'olio del Canaletto è stato esposto, tra l'altro, a Madrid, Roma, Milano e Parigi.
L’abbazia è di proprietà della famiglia di Claudio Buziol, il fondatore del marchio Replay. I figli Silvia e Gianpaolo mi spiegano che di questa tela esistono tre (accertate) copie al mondo.
Ad introdurre l'opera e al suo Maestro è un video realizzato da Francesco Patierno, regista e sceneggiatore. Maurizio Calvesi, direttore della fotografia, ha filmato i particolari del quadro con una tecnica innovativa ad altissima definizione. www.canalettovenezia.itDSC 5121DSC 5123

5 commenti:

Anonimo ha detto...

Luca CARLEVARIJS (Udine, 20 gennaio 1663 – Venezia, 12 febbraio 1730).

stephanie dupont ha detto...

veramente un bel post...ma anche un bellissimo posto...!!!!!se si pensa a come ha fatto le vedute a quella epoca,e proprio un grandissimo il canaletto,mi sono sempre piacuti i suoi quadri,deve essere un emozione grande essere la,dove lui ha dipinto....grazie ancora oscar...ciaooooooooooooooo

Claudio ha detto...

Oscar,puoi dirmi qualcosa sul significato di quel "Gero qua"?
Credo di averlo intuito,ma è meglio
chiedere il parere ad un veneto, ormai anche veneziano ad honorem.
Ciao.

Oscar ha detto...

Anonimo: Il testo sul quale ho effettuato al ricerca riportava Carnevalis. In effetti leggo su Wikipedia che il pittore era chamato anche cosi'.
Grazie per la precisazione

stephanie: grazie a te!

Claudio: "Gero qua" in dialetto veneto significa: "ero qui" oppure "mi trovavo qui"

Claudio ha detto...

Oscar: grazie per la tua consulenza,
che mi permette di avere conferma con piacere che qualcuno,a Venezia, si pregia di associare le forme dialettali,anche scritte,alle più alte testimonianze di arte e cultura...

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