06 ott 2013

Palazzo Ducale

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Filippo Calendario, giustiziato nel 1355 come complice nella congiura del Doge Marino Falier, fu in origine non solo il principale architetto del Palazzo Ducale, ma anche l'autore di varie eccellenti sculture delle zone ad arcate.
Dopo il diluvio universale Noè abbandona l'Arca e si stabilisce sulla terraferma. Innventerà ill vino e sarà la sua prima vittima. Prima di cadere addormentato si spoglia mentre due dei suoi figli lo coprono. Noè, con la barba, tiene un grappolo d'uva nella mano sinistra appoggiandosi alla parete alla sua destra. La sua nudità è coperta da un drappo di tessuto, sostenuto dalla mano di uno dei figli (nascosto dalla vite). La sua mano destra non regge più la coppa di vino che, rovesciandosi a terra, nutre dapprima i rami e poi il ceppo.DSC 3527 1w

4 commenti:

stephanie dupont ha detto...

e tutto una storia sul palazzo ducale ,ma anche venezia stessa e un museo vivante !!!!!
bella settimana...

Claudio ha detto...

Credo che in nessuna città del mondo arte,storia e leggenda siano così intimamente fuse in un magico intrico come a Venezia.

Anonimo ha detto...

Le opere scultoree del palazzo non sono del Calendario - sui cui ancor oggi si dibatte cercando di smontare la sua romantica biografia creata nell'800 - ma sono databili alla fine del XIV secolo e alla prima metà del XV secolo.

Oscar ha detto...

stephanie: come dice il Lorenzetti in "Venezia e il suo estuario" il Palazzo Ducale "fu nel fatto e nella magnificenza dell'arte l'espressione piu' alta della gloria e della potenza della Serenissima" e ancora "fra le sue mura si svolsero le vicende piu' significative in cui culminò sia nella grandezza come nella sventura la vita della millenaria Repubblica"

Claudio: è doveroso sottolineare che, nella nostra bella Italia, altre città sono al pari di Venezia "un magico intrico di arte, storia e leggenda". Certo rispetto a tutte le altre, oltre a questo, Venezia è una città le cui peculiarità la rendono unica ed irripetibile.

Anonimo: il Lorenzetti in "Venezia e il suo estuario" ti dà assolutamente ragione recitando: All'angolo verso il Ponte della Paglia: in alto Raffaele e Tobiuzzo (fine sec. XIV), l'Arcangelo viaggiatore. In basso (diviso in due parti): Noè ebbro e i suoi figli, i due dei quali ne coprono le nudità (fine sec. XIV-principio XV sec.) ritenuto opera di artisti lombardi (Matteo Raverti?).
Ti ringrazio per la segnalazione che mi ha spinto a meglio informarmi e a rettificare ciò che avevo letto in un testo meno accreditato.
Avrei preferito comunque tu avessi un qualsiasi nome: Carlo, Dario, Umberto...qualsiasi.
Va bene cosi' comunque e grazie ancora

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