17 set 2013

Chiostri ex Convento di San Salvador

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L’antico convento di San Salvador, a pochi passi da Rialto, è oggi la sede del "Future Centre" della Telecom Italia. E’ un centro di ricerca internazionale (sede anche del Joint Research Center for Digital Humanities and Future Cities) e ospita nei suoi ampi spazi, dotati di moderne tecnologie di telecomunicazione, incontri di lavori, meetings e congressiChiostri s salv 02

Le origini del complesso monumentale di San Salvador, la chiesa e il convento dedicati al Cristo Salvatore, risalgono ai secoli XI-XII: posti nel cuore della zona di Rialto - la "riva alta" dell'espansione della città lungo il Canal Grande sono conosciuti da tutti i veneziani. Ricostruito più volte, in forme dapprima romaniche poi gotiche, il complesso assunse l'attuale forma in pieno Rinascimento, nel corso del XVI secolo. Tra gli artisti che vi lavorarono c'è forse nel primo Chiostro la mano del grande Jacopo Sansovino, attivo anche nella Chiesa contigua. Chiesa che ospita numerose importanti opere d'arte, tra cui una celebre Annunciazione di Tiziano, opera della maturità del grande pittore. Cinquecentesco è anche il grande ciclo di affreschi che - unitamente ai preziosi stucchi adorna la sala del Refettorio. Nel tardo Settecento, negli anni che videro dapprima la crisi e poi la scomparsa della Repubblica Veneta, il convento di San Salvador conobbe anch'esso un declino che ne mise in pericolo la stessa conservazione fisica, e venne trasformato in caserma. Negli anni successivi alla Grande Guerra il convento venne acquisito dalla Direzione Telefoni. Da allora è rimasto, per mezzo secolo, il centro principale della telefonia italiana nel nord-est.
A metà degli anni Ottanta venne avviato un impegnativo restauro, mirante da un lato a riportare in luce e salvaguardare le ricchezze artistiche dell'edificio, dall'altro a farne un centro di ricerca avanzata nel settore delle Tecnologie dell'Informazione e della Comunicazione.

Cenni cronologici:
633: Una Cappella viene fondata da Gregorio Magno, vescovo di Oderzo, fuggito davanti alle invasioni barbariche.
1177: La Chiesa di San Salvador viene consacrata da Alessandro III, a Venezia per l’incontro con l’imperatore Federico Barbarossa, che ordina di erigere il Convento.
1209: Si completa la costruzione del Convento in stile gotico-romanico affidato a monaci agostiniani.
1287: Presso l'omonimo campo si ordina di legare i cavalli, poiché era stato proibito Il loro incedere all'interno della Merceria.
1355: Nel Convento di San Salvador si radunano le cariche della Serenissima per decidere la sorte del doge Marin Falier, accusato di tradimento.
1500: Il Complesso appare nella Pianta di Jacopo de Barbari: nella prima metà del XVI secolo si procede alla ricostruzione e completamento in forme rinascimentali sotto Giorgio Spavento, Pietro e Tullio Lombardo, con qualche indicazione di Jacopo Sansovino. Spiccano l’antico Refettorio affrescato, dotato di un ricco portale, e tracce della decorazione nei chiostri.
1741: Un incendio danneggia gravemente il Convento.
1806: Soppressione dei beni ecclesiastici da parte di Napoleone Bonaparte e utilizzo del Complesso di San Salvador quale caserma. Tale uso permane anche sotto la dominazione austriaca.
1848: Una bomba colpisce la Chiesa durante l’assedio alla Repubblica di Daniele Manin e Nicolò Tommaseo.
1868: Il Convento resta caserma del Battaglione di Fanteria anche sotto i Savoia.
1895 : Viene rialzato il campanile danneggiato da un grave incendio.
1921: Insediamento della Società di Telecomunicazioni che colloca la prima centrale telefonica. Il Convento diventa sede direzionale sotto le denominazioni di Telve, Sip e, infine, Telecom Italia.
1985: Avvio dei lavori di ristrutturazione e costituzione del Future Centre di Telecom Italia.
2009: Il Future Centre ospita il Goverment Council della BCE, presieduto da Jean Claude Trichet e Mario Draghi.
(Fonte: sito ufficiale) Chiostri s salv 04Chiostri s salv 05Chiostri s salv 05aChiostri s salv 05bChiostri s salv 06

I pozzi del convento di San Salvador sono tra i pochissimi pozzi veneziani ancora privi di coperture di metallo o pietra. Una semplice grata consente di poterne visionare l’interno, come nel passato quando erano utilizzati per l’approvvigionamento dell’acqua potabile. L’acqua venive ricavata tramite raccolta e filtraggio dell’acqua piovana, sfruttando la natura argillosa e quindi sostanzialmente impermeabile del sottosuolo veneziano.
La costruzione di un pozzo era alquanto complessa. Una volta individuata un’area sufficientemente ampia, questa veniva scavata per una profondità di cinque o sei metri, rivestita di uno spesso strato di argilla impermeabile e riempita con strati di sabbia di fiume di diversa finezza, che svolgevano la funzione di filtro. In superficie, l’area di raccolta dell’acqua era spesso evidenziata da una cornice geometrica in pietra d’Istria ed era opportunamente lastricata con masegni in pendenza, al fine di favorire l’incanalamento delle acque nelle “pilelle”, ossia nei tombini in pietra d’istria disposti in modo simmetrico rispetto alla canna del pozzo.
L’acqua era convogliata poi alle sabbie di filtraggio attraverso apposite strutture in mattoni, a forma di campana aperta sul fondo. l’acqua piovana, filtrata dalle sabbie, penetrava nella canna del pozzo attraverso mattoni speciali chiamati “pozzali”.
La parte sporgente è la cosiddetta “vera da pozzo”, solitamente in pietra d’Istria, rifinita con decorazioni, che fungeva sia da parapetto che da sostegno alla carrucola dei secchi con cui le donne veneziane attingevano l’acqua. Vista l’estrema utilità pubblica e l’elevato costo di costruzione dei pozzi, la loro donazione era considerata un atto di grande benemerenza. Per questo motivo molte vere da pozzo veneziane presentano iscrizioni o bassorilievi riguardanti la famiglia nobile o abbiente che si era fatta carico della sua costruzione. Nel ‘700 si contavano 157 pozzi pubblici, ai quali bisognava aggiungere svariate migliaia di pozzi privati. L’impiego dei pozzi come fonte di approvvigionamento dell’acqua venne progressivamente abbandonato a seguito della costruzione dell’acquedotto cittadino nel XIX secolo. Per motivi di sicurezza, la sommità dei pozzi ormai non piu’ utilizzati venne chiusa con coperture in metallo o in cemento Chiostri s salv 12Chiostri s salv 16Chiostri s salv 19Chiostri s salv 21Chiostri s salv 22Chiostri s salv 26aChiostri s salv 26bChiostri s salv 27a

I chiostri rinascimentali e le mostre temporanee sono visitabili gratuitamente tutto l’anno.00 Cartina

4 commenti:

Alex ha detto...

Bellissime fotografie e grazie delle informazioni buon inizio di settimanaa ciaooooooooooo

stephanie dupont ha detto...

questo chiostro e proprio bello....e un interessantissimo post..!!
grazie e bella giornata..

Emma Reese ha detto...

Cosa succedeva quando c'era l'Acqua Alta e le corti erano pieni dell'acqua sporca? I filtri riuscivano a pulire anche quell'acqua?

Oscar ha detto...

Alex e stephanie: grazie a voi
Emma: l'acqua alta provocava la contaminazione di tutta la cisterna che conteneva la riserva di acqua dolce. Per questo si doveva procedere alla sua bonifica.

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