28 mag 2013

Battaglio

Battaglio z00

Questa volta vi propongo un battaglio davvero speciale che, insieme ad un gemello, adorna un portone di Venezia. Questo è, tra i due, quello che ho prescelto per le foto in quanto nell'altro è stata inserita, appena sotto il muso, una telecamera. Ho notato questa coppia di battagli qualche anno fa, ma ho sempre visto questo esemplare parzialmente coperto da un pannello molto pesante e quindi impossibile da spostare. Due settimane fa ho avuto la fortuna di notare che il pannello era stato rimosso e, pur disponendo del solo monopiede, non mi sono perso l'occasione di fotografarlo. Le dimensioni dei battagli sono davvero generose e, per quel che mi risulta, sono gli unici due esemplari esistenti in città.Battaglio z02Battaglio z01Battaglio z04Battaglio z03Battaglio z05Battaglio z09Battaglio z10Battaglio z12Battaglio z13Battaglio z14

7 commenti:

luci ha detto...

...Claudio andrà sicuramente in solluchero!!!!!!!
Luci

stephanie dupont ha detto...

che meraviglia questi...le tue foto sono stupende....chi sa che ci raccontera claudio su di essi...buona giornata..!!

Claudio ha detto...

Il re Atamante e sua moglie Nefele non erano una coppia felice, e allora il re si unì a Ino, figlia del Re Cadmo della vicina Tebe. A Ino non andavano a genio i figliastri, Frisso ed Elle, e organizzò una cospirazione per farli uccidere.
Quando Atamante chiese aiuto all'Oracolo di Delo, Ino corruppe i messaggeri affinché ritornassero con la risposta falsa che Frisso doveva essere sacrificato per salvare il raccolto.
A malincuore, Atamante portò suo figlio in cima al Monte Lafisto, che sovrastava il suo palazzo a Orcomeno. Era sul punto di sacrificare Frisso a Zeus quando Nefele intervenne per salvare suo figlio, mandando giù dal cielo un ariete alato dal vello d'oro. Frisso s'arrampicò sul dorso dell'animale, dove fu raggiunto da sua sorella Elle che anche temeva per la propria vita. Volarono via in direzione est verso la Colchide, che si trovava sulla sponda orientale del Mar Nero, sotto le Montagne del Caucaso. Lungo il percorso Elle non riuscì a mantenere la presa e cadde nel canale fra l'Europa e l'Asia, i Dardanelli, che in suo ricordo i Greci chiamarono Ellesponto. Una volta raggiunta la Colchide, Frisso sacrificò l'ariete alato a Zeus in segno di gratitudine. Regalò il suo vello d'oro al terribile Re della Colchide, Eeta, che, in cambio, gli concesse la mano di sua figlia Calciope (mitologia greca).
E proprio a questa leggenda deve essersi ispirato l'anonimo ma capace autore del bozzetto di questo particolare manufatto da porta raffigurante una testa d'ariete alato che serra in bocca un'ansa terminante in una maschera grottesca che, come peraltro la figura principale,evidenzia tratti zoo-antropomorfi.
La fusione,verosimilmente rinascimentale,è minutamente dettagliata e presenta una pressochè omogenea patina bruno verdastra tipica del bronzo d'epoca.
Sorvolo sulla descrizione del pezzo in quanto non è possibile rappresentare verbalmente il manufatto meglio di quanto possano farlo le numerose e dettagliate immagini di Oscar.
Mi limito ad osservare che l'ansa che dovrebbe percuotere l'anta sembra essere solidale alla maschera;ciò può essere dovuto ad una sorta di "inchiodatura" tra i due pezzi formatasi a causa di lungo inutilizzo dell'esemplare oppure lo stesso potrebbe essere stato originariamente concepito come maniglia fissa ma conformata a mò di battaglio.
Concludo segnalando che il volume "Venezia porta a porta" segnala un manufatto del tutto simile a quello sopra trattato,situandolo in Piazzetta San Marco 13/a,corrispondente alla porta della Biblioteca Marciana; l'esemplare,alquanto lucido, sembra essere in ottone,non ha patina ed è sistemato al di sopra di una buca per lettere;anche se il testo citato è stato stampato una trentina di anni fa non ritengo trattarsi dello stesso nostro esemplare ossidatosi in così breve tempo,bensì con ogni probabilità essere una sua pur onesta replica.
Oscar,conoscendo bene i luoghi, potrà certo dirci qualcosa in merito.
Un saluto a tutti.

Oscar ha detto...

Claudio: puntualmente il tuo commento è arrivato. Interessante la leggenda riguardante l'ariete alato.
Ho controllato il libro "Venezia - porta a porta". E' vero cio' che affermi sulla copia realizzata in ottone e presente in Piazzetta San Marco Ho visto la foto). L'esemplare da me fotografato (come ho già accennato sono due, ma io ho preferito quello più "integro") è collocato su un portone non molto distante dal luogo citato nel libro. Andro' sicuramente a vedere quello in ottone.

Luci: Claudio aspettava queste foto e, come al solito, ci ha regalato un bel commento.

stephanie: è un battaglio che, dopo averlo visto, difficilmente riesci a dimenticare.

Claudio ha detto...

Mi sento di segnalare una eventualità di rettifica a quanto da me sopra affermato circa le ragioni che mi hanno portato a supporre che l'esemplare in questione possa non essere un vero e proprio battaglio bensì una maniglia fissa.
Capisco che la cosa è assolutamente marginale e non interessante ai più,ma per correttezza debbo precisarla.
Le anse di questo tipo venivano generalmente assicurate al corpo del battaglio infilando trasversalmente in entrambi i pezzi un perno metallico(quasi sempre in ferro),poi ribattuto alle estremità, che essendo dotato di un certo "gioco" sul diametro consentiva il movimento di rotazione.
Nel nostro caso può essersi invece verificato(per come appare dalle foto)che il perno sia stato realizzato di pezzo(e quindi fisso)con la figura principale,e che poi l'ansa sia stata montata sulle due estremità,peraltro con delle modalità che,trattandosi di un elemento fuso e quindi non ulteriormente "lavorabile",mi restano oscure.
In tal caso ci troveremmo allora di fronte ad un vero e proprio battaglio,funzionante come tale.
Chiedo ad Oscar,quando ne avrà l'occasione di verificare gentilmente.
Saluti.

Oscar ha detto...

Claudio: verifichero'

Claudio ha detto...

P.s.:un'ultima cosa:vi prego di voler notare,tra le altre cose,il paziente lavoro di bulinatura particolarmente evidente su tutta la fascia interna dell'ansa del battaglio (vedi ultima foto) ma presente anche sul muso dell'ariete;tale tecnica,definita esattamente "a punta di bulino"
veniva eseguita battendo il metallo manualmente,punto per punto,onde ornare le superfici e renderle più "plastiche".
Una ulteriore testimonianza della pazienza e della valentìa degli artigiani del tempo e del livello qualitativo di certe opere presenti sulle porte di Venezia.
Ciao.

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