17 mar 2013

Pietro Bembo e l'invenzione del Rinascimento (Padova)

Titolo
Ci troviamo a Padova in Piazza Duomo. Quello che vedete nella foto sotto è il portone d'entrata del Palazzo del Monte di Pietà. Mi era stata segnalata la mostra: "Pietro Bembo e l'invenzione del Rinascimento" e cosi' domenica scorsa ho deciso di andarla a vedere. L'afflusso dei visitatori è davvero notevole. Per questo vi consiglio vivamente, onde evitare lunghe code all'ingresso, di pianificare bene la visita scegliendo, se potete, un giorno infrasettimanale oppure il mattino del fine settimana. La mostra è organizzata molto bene, l'illuminazione delle opere è perfetta e le opere esposte sono fantastiche. Se volete vedere tele del Giorgione, Tiziano, Mantegna, Raffaello, Perugino e altre preziosità vi consiglio di non perdere questa occasione.DSC 7274 wDSC 7269 w
Ma perché la mostra è dedicata a Pietro Bembo? Cosa centra Bembo con il Rinascimento?
Dobbiamo prima affermare che: La mostra “Pietro Bembo e l’invenzione del Rinascimento” non è una mostra monografica su un artista, e nemmeno è dedicata ad un tema, come il ritratto o il paesaggio, o ad una delle raccolte principesche di epoca rinascimentale.
E’ invece un tentativo di evocare un personaggio e un’ambiente che sono stati di centrale importanza per l’elaborazione della cultura europea e italiana. Lo fa attraverso dipinti, manoscritti, libri stampati, sculture antiche e moderne, medaglie rinascimentali, strumenti musicali e perfino una ciocca di capelli di Lucrezia Borgia Giorgione Giovane con il libro verde
Pietro Bembo

Note biografiche:
1470 - 1496
Per capire Pietro Bembo è necessario partire dal padre Bernardo, un potente uomo politico veneziano e un appassionato di letteratura ed arte. Bernardo commissiona dipinti a Leonardo da Vinci, Jacometto Veneziano e fa restaurare la tomba di Dante da Pietro e Tullio Lombardo. Possiede una preziosa biblioteca nella quale ha raccolto codici antichissimi, autografi di Petrarca e Leon Battista Alberti, manoscritti tra i piu’ belli del tempo, scritti e miniati appositamente per lui. L’arte e la letteratura rappresentavano per Bernardo un rifugio dai doveri dell’impegno principale: la politica (per i patrizi veneziani quella di onorare la Repubblica era l’unica attività onorevole). Per Pietro invece lo studio e le lettere divennero una vocazione. Questo non rappresentò di certo un vanto per Bernardo, ma il destino di Pietro, segnato da quanto appreso in famiglia fu diverso da quello del padre. E’ a casa di Bernardo infatti che avviene un incontro fondamentale per la vita di Pietro. Ci troviamo a Venezia, nell’estate del 1491, e nella biblioteca dei Bembo c’è un ospite d’eccezione: Angelo Poliziano, il celebre studioso amico di Lorenzo il Magnifico. Si trova li’ perché Bernardo possiede un antichissimo manoscritto dello scrittore latino Terenzio e lo vuole confrontare con l’edizione e la stampa pubblicata da poco. Il compito di Poliziano era proprio quello di confrontare piu’ manoscritti possibili per individuare gli errori. Durante il Medioevo spesso i monaci copiavano meccanicamente i testi antichi. Poliziano operava una specie di “restauro” dei testi. L’incontro con lo studioso fece scoccare in Pietro una scintilla che illuminerà successivamente tutta la sua vita. Egli studia a Venezia il Latino e, in Sicilia, impara il Greco. Rientra a Venezia e nel 1946 pubblica il libro “De Aetna” che racconta la sua salita al grande vulcano. Il libro viene edito da Aldo Manuzio che confeziona un volume eccezionale. Fino a questo momento infatti le opere dei Classici erano riprodotte in grande formato. I libri avevano generose dimensioni e, a causa di ciò, erano difficilmente trasportabili. Nel Quattrocento solo i libri di preghiera erano piccoli. Furono Aldo Manuzio e Pietro Bembo a concepire una nuova idea di libro: il “Classico tascabile”di piccolo formato (senza note o commenti dell’autore). Nel dipinto “Giovane con il libro verde” del Giorgione vediamo appunto un giovane che stringe tra le mani quello che rappresenterà una delle maggiori innovazioni ideate da Pietro Bembo e Manuzio: il libro tascabile che avrà un’ampia diffusione e che tutt’ora ritroviamo negli scaffali delle nostre librerie.
Giorgione ritratto di giovane 1497 – 1505
A cavallo del secolo, tra Venezia e Ferrara, Bembo completa la stesura di un libro di dialoghi in volgare dedicati all’amore: “Gli Asolani”. I protagonisti maschili del libro non temono di mostrare i propri sentimenti e di esplicitare ansie o turbamenti. Nello stesso tempo i ritratti del Giorgione esprimono i sentimenti e le emozioni dei personaggi. Essi sono lo specchio di una nuova generazione di patrizi veneziani, fra i quali lo stesso Pietro, che si sentono sempre piu’ estranei alle rigide tradizioni dei padri e aspirano a soddisfare ambizioni e vocazioni lontane dalla vita pubblica e dalla carriera politica. In questo periodo Bembo è anche in grande familiarità con il patriarca della pittura veneziana: Giovanni Bellini. (suo padre possedeva già opere del padre di Giovanni, Jacopo).
1502 – 1513
Sentendosi a disagio a Venezia Bembo si sposta a Ferrara e qui conosce Lucrezia Borgia, sposa del duca di Ferrara Alfonso d’Este e di lei si innamora perdutamente (nel carteggio fra i due amanti è stata ritrovata una ciocca di capelli biondi di Lucrezia). Gli Asolani è ormai divenuto un libro di grande successo e la sua fama di letterato mondano ed elegante, maestro nel trattare il tema cortese dell’amore gli spalanca le porte delle corti di Mantova e Urbino. A Mantova conosce la marchesa Isabella d’Este: la vera arbitra del gusto fra le donne di corte dell’Italia di quel tempo. Bembo corrisponde con lei per diversi anni e nel 1505 decide di andare a conoscerla di persona. Isabella si rivolge di solito a Pietro per aqcuistare opere d’arte sul mercato veneziano. Nello studiolo della marchesa Pietro ammira i capolavori dell’artista in quel momento piu’ famoso d’Italia: Andrea Mantegna esposti accanto ad un dipinto del nuovo astro Pietro Perugino. Dal 1506 al 1511 risiede ad Urbino e qui entra in contatto con Raffaello allora all’inizio della propria carriera ma che il Bembo già definiva “gran maestro della pittura”.Francesco Francia Lucrezia Romana
1513 – 1521
Nel marzo del 1513 diviene papa Giovanni dè Medici figlio di Lorenzo il Magnifico con il nome di Leone x. Egli nomina Pietro Bembo e Jacopo Sadoleto segretari ai brevi, affinchè la curia si esprima in un Latino impeccabile. A Roma Bembo ammira Michelangelo, ma con Raffaello, incontrato per la prima volta ad Urbino, instaura un rapporto intenso e profondo. Bembo guarda con ammirazione alle grandi imprese raffaellesche. L’aspirazione a una nuova classicità contrassegna anche le arti figurative nell’età di Leone x. Un gruppo di scultori gareggia nel riprodurre in piccolo la famosa statua del Laocoonte e Raffaello decreta vincitore il giovane Jacopo Sansovino. Il vicentino Valerio Belli, amico di Bembo, intaglia nel cristallo squisiti vasi liturgici e conia nell’oro e nell’argento preziose medaglie. Il toscano Pier Maria Sebaldi recupera la tecnica di lavorazione del durissimo porfido. Nell’Italia di quel tempo Bembo giunge a pensare che si possa dare un’unica lingua letteraria all’intera penisola superando i dialetti regionali. Pensa che questa lingua debba ispirarsi a modelli eccellenti che egli individua negli scritti di Petrarca e Boccaccio. Mentre fra Urbino e Roma cresce l’astro di Raffaello, a Venezia matura l’allievo piu’ dotato del Giorgione, Tiziano, che diventerà il principe dei pittori veneti. Il dipinto Tobiolo e l’Angelo testimonia i rapporti fra i Bembo e Tiziano: sul terreno è infatti visibile lo stemma di famiglia dei Bembo. E’ possibile che il quadro sia stato commissionato dal padre di Bembo, che nel 1507 era stato gravemente malato. Il quadro rappresenterebbe una specie di ex-voto a ringraziamento della ritrovata salute. Raffaello ritratto di Navagero e di Beazzano
1521-1539

Nel 1520 muore Raffaello e nel 1521 muore anche il papa: per Bembo non c’è piu’ nulla da fare a Roma. Egli ha ora cinquant’anni e a Padova acquista una vasta proprietà dietro il convento degli Eremitani. Qui vivrà per quasi vent’anni. In questa casa allestisce uno studio nel quale riunisce i pezzi piu’ preziosi della sua collezione: libri, manoscritti rari, quadri, sculture, monete, iscrizioni, gemme, vasi, strumenti scientifici come astolabi e mappamondi. Qui troviamo il San Sebastiano di Andrea Mantegna ora esposto alla Cà d’Oro - Galleria Franchetti a Venezia. Pietro collezionava opere d’arte non solo perché erano belle, ma anche perché erano capaci di far rivivere davanti ai suoi occhi i protagonisti della storia antica che egli conosceva bene attraverso i libri.
Tiziano ritratto di Pietro Bembo Cardinale 1539-1547
Nel marzo del 1539 Bembo è creato cardinale da papa Paolo III Farnese. L’ala rigorosa del collegio cardinalizio non vede di buon occhio la figura del letterato, amante di Lucrezia Borgia, cantore dell’amore e che per piu’ di venti anni aveva convissuto con Morosina della Torre dalla quale aveva avuto tre figli. Il progetto del papa era quello di dare prestigio alla Chiesa, sotto attacco da parte del mondo protestante per i costumi corrotti di tanti prelati, e farlo nominando alcuni intellettuali di riconosciuta autorevolezza culturale. Ormai Bembo è un monumento vivente in Italia ed in Europa. I suoi scritti hanno avuto un’immenso successo e gli è riconosciuto da tutti il rango di vero e proprio legislatore della lingua italiana.


Fonti: il testo è un estratto di una guida della Marsilio pubblicata in occasione della mostra e scritta da Guido Beltramini, Davide Gasparotto e Adolfo Tura

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