1 mar 2013

Giovanni Bellini

Museo G B 1Museo G Bellini La presentazione di Gesù al Tempio ©Cristiano CortePresentazione al Tempio
Fondazione Querini Stampalia
In tutte le occasioni in cui ho avuto la possibilità di ammirare questo dipinto ho provato una forte emozione. La Fondazione Querini Stampalia che lo custodisce nel proprio Museo, recentemente mi ha offerto l'opportunità di osservarlo da vicino. A questo punto penso sia per me doveroso, oltre che consigliarvi di andare a vederlo, riportare due note biografiche del celebre pittore.
Giovanni Bellini: La pittura veneziana dagli inizi del Quattrocento ai primi decenni del Cinquecento appare dominata da una famiglia d’eccezione: i Bellini. Jacopo, il padre, poi i due figli Gentile e Giovanni, assimilando con intelligenza l’influsso di artisti e di correnti artistiche della terraferma, rinnovarono completamente lo stile della pittura locale, diventando cosi’ gli iniziatori della pittura veneziana del Rinascimento. Carpaccio, Giorgione, Tiziano e altri grandi maestri del Cinquecento derivano piu’ o meno direttamente da loro, o perché furono loro allievi o perché furono da essi influenzati. L’artista piu’ celebre della famiglia fu Giovanni, anche conosciuto con il nome di Giambellino. Ebbe un carattere schivo, molto indipendente e si mosse raramente da Venezia; usci’ dall’ombra solo quando il fratello parti’ per l’Oriente, e la Serenissima lo chiamò a sostituirlo nella decorazione della Sala del Maggior Consiglio in Palazzo Ducale. Fu un incarico che lo impegnò per molti anni; purtroppo i dipinti suoi e dei pittori che lavorarono sotto la sua direzione andarono distrutti da un incendio nel 1577. Giambellino mori’ vecchissimo, nel 1516, e dipinse fino all’ultimo giorno, con vigore ed entusiasmo giovanili. Egli fu un autentico genio della pittura, dotato di una capacità cosi’ straordinaria di rinnovare continuamente il proprio stile, da non avere forse eguali nella storia della pittura. Nell’età giovanile senti’ la suggestione del Mantegna; piu’ tardi quella di Piero della Francesca e di Antonello da Messina, da cui apprese la tecnica della pittura ad olio, divenendo il primo dei grandi Maestri veneziani del colore; quindi fu influenzato dallo “sfumato” di Leonardo, conosciuto forse a Venezia nel 1500, che egli adottò interpretandolo in modo personale; finalmente nelle opere dell’estrema vecchiaia, fu suggestionato dal colore di Giorgione e di Tiziano, che pure erano suoi discepoli e continuatori. Tuttavia, anche se nel corso della lunga attività, sotto la suggestione di altri artisti, Bellini mutò cosi’ spesso stile, egli rimase sempre inequivocabilmente sè stesso: grazia, armonia, profondità di sentimento, colore caldo e luminoso, profondo amore per il paesaggio e innata religiosità permeano tutta la sua pittura.

Il dipinto la "Presentazione al Tempio" è una tempera su tavola ed è stato realizzato nel 1460 circa. L'opera è stata ripresa da quella omonima che realizzo' Andrea Mantegna. Al centro, tra la Vergine che regge il bambino e il Sacerdote, troviamo San Giuseppe (che si dice sia un possibile ritratto del padre Jacopo) mentre sui due lati il Bellini aggiunge a destra, una figura maschile che sembra guardare lo spettatore (si dice sia un autoritratto del Bellini. L'altro uomo al suo fianco sarebbe il cognato Mantegna o il fratello Gentile) e a sinistra una donna (che potrebbe essere sua sorella). La cornice marmorea dipinta dal Mantegna viene sostituita, dal Bellini, con una semplice balaustra e vengono eliminate le aureole.

3 commenti:

Mercè ha detto...

Questo dipinto con la sua luce, i colori e lo sguardo dei personaggi
non puo lasciare indifferente a nessuno.

Les Idées Heureuses ha detto...

Une merveille et en plus il ya un fauteuil face à Lui qui permet de rester et de regarder à en perdre haleine.
M D S

Oscar ha detto...

Mercè e Les Idées Heureuses: avete notato che il bambino ha il corpo completamente fasciato? Sapete perché? A quel tempo i neonati venivano fasciati per prevenire i disturbi alla colonna vertebrale. Da cio' che ho capito invece il fatto che il loro corpo fosse cosi' costretto li faceva solo piangere meno. Ciao

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