19 feb 2013

Mario Botta e la "nuova Querini Stampalia" (3a parte)

Se vi ricordate nel post precedente avevo riportato qualche nota biografica dell'Architetto Mario Botta ed avevo trascritto alcune delle motivazioni che l'avevano spinto ad accettare il progetto di ristrutturazione della Querini Stampalia. Sappiamo quindi ora chi è Mario Botta, ma perchè è stato richiesto il suo apporto?

Da Scarpa a Botta: cinquant'anni di interventi per offrirci la "nuova" Querini Stampalia:

"c'è voluto più' di mezzo secolo di lavori continui, e di tanta passione e tenacia da parte di tutti. Ma ciò che veneziani e turisti hanno oggi davanti è una sintesi di venezianità e cultura che ha riconquistato la dignità che le spetta per origine, importanza e funzione". Ad affermarlo è Marino Cortese, Presidente della Fondazione Querini Stampalia, giustamente orgoglioso di presentare la sua "nuova" istituzione (vedi foto).

Marino Cortese

C'era stato nel 1963 il prezioso intervento di Carlo Scarpa, considerato come perfetto esempio della "più' colta e aristocratica architettura del Novecento italiano" ma questo si era limitato al solo ingresso originario e al recupero di un cortile interno del Palazzo: un gioiello di architettura e poesia, incastonato in un complesso illustre, ma drammaticamente decaduto.
Scarpa intervenne nel restauro del piano terra del Palazzo cinquecentesco Querini Stampalia, voluto dal Presidente della Fondazione Gino Luzzato e dal direttore Giuseppe Mazzariol e per il quale lavorò dal 1959 al 1963, dopo che già nel 1949 il precedente direttore Manlio Dazzi l'aveva ricercato per por mano a ingresso e giardino. La ristrutturazione del precedente impianto scenografico ottocentesco, si è basata su un misurato accostamento di elementi nuovi ed antichi e su una grande maestria nell'usare materiali cari al vernacolo veneziano, giocati su contrasti ricercati e sottili nuances. Carlo Scarpa attua il suo intervento di restauro in modo opposto a quanto chiunque potrebbe immaginare: non combatte l'acqua accusata di allagare e, per questo, rovinare i Palazzi ma privilegia questo elemento rendendola protagonista: l'acqua è lo specchio del Palazzo all'esterno e lui la fa addirittura entrare nell'edificio regolando l'afflusso per mezzo di canali realizzati lungo i muri, per farla poi rapparire in giardino, in un'ampia vasca a più' livelli in rame, cemento e mosaico e in un piccolo canale lineare che nasce e muore in due labirinti scolpiti in alabastro e pietra d'Istria. L'opera di questo ripristino architettonico si articola su quattro temi: il ponte, che rappresenta il più' leggero e rapido arco di congiunzione che sia stato realizzato a Venezia negli ultimi secoli, l'entrata con le barriere di difesa dalle acque alte, il portego e il giardino FPALG5~G1

Questo è il ponte (che permetteva l'accesso alla vecchia entrata del museo)Area Carlo Scarpa 4

Questa è la zona di entrata (notate lungo i muri le paratie che contengono l'acqua che cosi' entra nel Palazzo)Area Carlo Scarpa 8 ©Cristiano Corte

I pannelli a parete sono distanziati dalla muratura preesistente cosi' da poterla intravedere e da permettere ai muri di respirareArea Carlo Scarpa 3 ©Cristiano Corte

La strana struttura, posta a destra nella foto sopra, maschera un vecchio e pesante calorifero e diventa un elemento decorativo di grande effettoArea Carlo Scarpa 5 ©Cristiano CorteArea Carlo Scarpa 7 ©Francesco Castagna

Qui sopra, e nella foto sotto, vediamo invece il portico che era stato inizialmente adibito ad accogliere mostre d'arteArea Carlo Scarpa 6 ©Francesco CastagnaGiardino Carlo Scarpa 1 Francesco CastagnaGiardino Carlo Scarpa 2 ©Andrea Avezzù

Nelle due foto sopra vediamo il giardino e, nella foto sotto, una vista dall'altoPalazzo 1 ©ORCH chemollo 8596

Dopo l'intervento di Carlo Scarpa la Fondazione continuò a lavorare a pieno ritmo, la biblioteca era sempre la più' frequentata della città (fino a mezzanotte), ma le perizie effettuate sull'edificio presto richiesero un profondo risanamento. Finalmente, negli anni '80, ebbero inizio, sotto la direzione di Valeriano Pastor, gli interventi di riassetto di funzioni e servizi e la sistemazione architettonica di specifici elementi. Collaboratore negli anni cinquanta di Carlo Scarpa, Pastor fu responsabile di un articolato programma di ampliamento e ristrutturazione che parti' da un'ipotesi di nuova distribuzione dei servizi e arrivò al terzo ed al quarto piano dove vennero collocati gli uffici amministrativi. Il segno più' evidente di questo lavoro fu proprio il sistema di collegamento verticale, costruito ex novo sul sedime di una scala secondaria ottocentesca
Contemporaneamente si porchette alla realizzazione di un complesso programma di opere di consolidamento statico e di messa a norma dell'edificio che continuò per tutti gli anni '90 e oltre, e che interessò le fondazioni e la messa in sicurezza della facciata prospiciente il canale, il risanamento dall'umidità del piano terra, il rifacimento del manto di copertura, il consolidamento dei soffitti a stucco e ad affresco del piano del museo, la realizzazione del nuovo e modernissimo deposito librario.
Edificio e Museo, dopo questa fase, erano "fuori pericolo" e la nuova Querini Stampalia cominciava a prendere corpo.

Siamo così' arrivati alla terza fase del recupero architettonico e funzionale: quella affidata a Mario Botta, che come si è detto, ha scelto di operare gratuitamente per la Fondazione spinto dalla riconoscenza per l'ospitalità che le sale dell'istituzione gli avevano offerto negli anni in cui era a Venezia per studiare architettura. L'intervento di Mario Botta, assistito fin dagli inizi dall'allora giovanissimo Mario Gemin, definisce un rinnovamento profondo della sede della Fondazione Querini Stampalia e prende il via dall'acquisizione di alcuni immobili limitrofi allo storico Palazzo, tra cui, fondamentale, il ponte secentesco su Campo Santa Formosa che diventerà il nuovo punto di accesso e quindi di entrata alla Fondazione. L'architetto ticinese opera in continuità con il restauro di Carlo Scarpa. Sposta, come accennato in precedenza, l'accesso principale su Campo santa Maria Formosa, crea atrio, biglietteria, guardaroba, bookshop, caffetteria, auditorium, scala, ascensori e spazio bimbi. Articola tutto intorno ad una hall ottenuta col ripristino della dimensione originaria e la copertura di un'antica Corte medievale, vero fulcro dell'intero complesso, elemento unificatore, snodo dei vari percorsi della parte pubblica della sede e piazza interna, punto di ritrovo aperto alla città.
L'adesione alla lezione scarpiana impone il lavoro con la luce. Negli ambienti e nel giardino disegnati da Scarpa essa e veicolata e riflessa sull'acqua e magicamente rifranta sui soffitti a stucco.
Nella Corte interna Mario Botta utilizza, a soffitto, un velario che scherma e riverbera la luce proveniente dalla copertura in vetro, creando un effetto di movimento, come se la superficie riflettente di un canale fosse capovolta nel cielo. Mario Botta cattura e convoglia anche al luce che piove dall'alto attraverso le lamelle d'acciaio della scala. Il progetto comprende anche, come si è detto, un auditorium di 132 posti, architettonicamente e tecnologicamente innovativoProgetto di Mario Botta Corte coperta 1 ©ORCH chemollo

Qui sopra la Corte interna e, sotto, il velario a soffittoProgetto di Mario Botta Corte coperta 2 particolare ©ORCH chemollo

Sotto: alcune viste della scalaProgetto di Mario Botta Scala 1 ©ORCH chemolloProgetto di Mario Botta Scala 4 ©ORCH chemollo

Foto del bar e del bookshopProgetto di Mario Botta Caffetteria ©ORCH chemolloBookshop 2 ©ORCH chemolloBookshop 1 ©ORCH chemollo

L'auditoriumProgetto di Mario Botta Auditorium ©ORCH chemollo

La nuova entrataProgetto di Mario Botta Ingresso 2 ©ORCH chemolloDSC 6323 wProgetto di Mario Botta Ingresso 3 ©ORCH chemolloProgetto di Mario Botta Ingresso 1 ©ORCH chemollo

e, infine, il ponte secentesco restaurato che permette ora l'accesso alla Fondazione dal Campo di santa Maria FormosaDSC 6348 w

3 commenti:

Claudio ha detto...

Oscar,sai come io ami gli ambienti veneziani che conservano quanto più possibile intatte le loro caratteristiche originali.
Accade però che per le offese del tempo e delle avverse condizioni ambientali si sia costretti,pena la perdita del bene,a ricorrere a sostanziali ristrutturazioni.
E' a questo punto che la professionalità degli architetti chiamati a realizzare queste delicate opere, ma soprattutto la loro sensibilità,il rispetto della identità dei luoghi e,quando possibile,persino l'amore per essi,fanno la differenza.
Dichiarando sin d'ora la mia incompetenza in materia,devo però dire che mi sono non di rado imbattuto in ristrutturazioni che hanno stravolto l'essenza dei luoghi in maniera talmente irriverente da rendere il fatto evidente anche all'occhio profano.
Ciò non è fortunatamente accaduto nel caso della Fondazione Querini Stampalia,dove Mario Botta ha saputo magistralmente fondere il moderno con l'antico,scegliendo adeguatamente forme,materiali, colori,luci,avvalendosi persino dell'apporto di quello che poteva considerarsi il peggior nemico della struttura:l'acqua della laguna;il tutto salvaguardando,ove possibile,le testimonianze originali di un pregevole passato.
E' questo il modo di fare che tutti ci auguriamo per la corretta conservazione del patrimonio architettonico del nostro Paese ed in particolar modo per Venezia.
Molto efficace,come sempre,il servizio fotografico con il quale ci hai reso partecipi dell'evento.
Ciao e grazie.

Elio ha detto...

Finalmente qualcuno che ha saputo coniugare l'antico ed il moderno. Non vedo l'ora di essere a Venezia per andare a vederla.
Mi piace molto la foto del gondoliere visto attraverso la finestra. Ciao Oscar e buonanotte.

Oscar ha detto...

Claudio: Carlo Scarpa ha lasciato, come hai potuto notare, un segno indelebile alla Fondazione: l'Area Scarpa, nella quale ha effettuato un intervento di restauro. Questa zona vale, da sola, una visita al Palazzo.
Mario Botta, con intelligenza, ha diretto le ultime ristrutturazioni riprendendo i concetti espressi da Scarpa (nell'Area Scarpa appunto) e aggiungendo altre preziosità di sua concezione.

Elio: la serie dei posts dedicati alla Fondazione non è ancora terminata in quanto le cose da dire sono ancora molte. Mi auguro che la tua visita avvenga dopo che avrai letto tutti i posts cosi' da avere un quadro piu' completo su Palazzo, Museo e Biblioteca. Ciao

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