15 feb 2013

Mario Botta e la "nuova" Querini Stampalia (2a parte)

Architetto Mario Botta Beat Pfändler

Chi è Mario Botta?
Nato il 1 aprile 1943 a Mendrisio, Ticino. Dopo un periodo d'apprendistato a Lugano, frequenta il liceo artistico di Milano e prosegue i suoi studi all'Istituto Universitario d'Architettura di Venezia, dove si laurea nel 1969 con i relatori Carlo Scarpa e Giuseppe Mazzariol. Durante il periodo trascorso a Venezia, ha occasione di incontrare e lavorare per Le Corbusier e Louis I. Kahn.
Nel 1970 apre il proprio studio a Lugano e, da allora, svolge un'importante attività didattica, tenendo conferenze, seminari e corsi presso scuole d'architettura in Europa, in Asia, negli Stati Uniti e in America latina. Nel 1976 è nominato professore invitato presso il Politecnico di Losanna e nel 1987 presso la Yale School of Architecture a New Haven, USA. Dal 1983 è nominato professore titolare delle Scuole Politecniche Svizzere, dal 1982 al 1987 è stato membro della Commissione Federale Svizzera delle Belle Arti.
Dalle case unifamiliari in Canton Ticino il suo lavoro ha abbracciato tutte le tipologie edilizie: scuole, banche, edifici amministrativi, biblioteche, musei ed edifici del sacro.
Dal 1996 si è impegnato come ideatore e fondatore della nuova Accademia di architettura di Mendrisio, dove tuttora insegna e occupa la carica di Direttore per il biennio 2011-2013 (primo mandato 2002-2003). Il suo lavoro è stato premiato con importanti riconoscimenti internazionali e numerose sono le mostre dedicate alla sua ricerca.
Tra le sue opere meritano di essere ricordati: il teatro e casa per la cultura a Chambéry, la mediateca a Villeurbanne; il MOMA museo d'arte moderna a San Francisco; la cattedrale della resurrezione a Evry; il museo Jean Tinguely a Basilea, la sinagoga Cymbalista e centro dell'eredità ebraica a Tel Aviv; la biblioteca municipale a Dortmund; il centro Dürrenmatt a Neuchâtel, il MART museo d'arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto; la torre Kyobo e il museo Leeum a Seoul; gli edifici amministrativi della Tata Consultancy Sercives a Nuova Delhi e Hyderabad; il museo e biblioteca Fondation Bodmer a Cologny; la chiesa Papa Giovanni XXIII a Seriate; la ristrutturazione del Teatro alla Scala di Milano; la chiesa del Santo Volto, Torino; il centro benessere Tschuggen Berg Oase, Arosa; la cantina Château Faugères a Saint-Emilion, il museo Bechtler a Charlotte, la chiesa di Santa Maria Nuova a Terranuova Bracciolini, la sede Campari e residenze a Sesto San Giovanni, la biblioteca dell'Università Tsinghua a Pechino, la riqualificazione urbana dell'area ex Appiani a Treviso, il centro benessere a Rigi Kaltbad, il museo dei Fossili a Meride, l'hotel Twelve at Hengshan a Shanghai.
DSC 6319Mario Botta presenta la nuova entrata della Fondazione
DSC 6329

"Quando nei primi anni Novanta il direttore Giorgio Busetto venne a Lugano per parlarmi del progetto di ristrutturazione e di ampliamento della Querini Stampalia, d'un tratto mi riapparvero gli anni della mia formazione veneziana. Allora la biblioteca era l'unica struttura cittadina aperta nelle ore serali e per noi giovani studenti era divenuta luogo di incontro pressoché giornaliero, soprattutto nelle lunghe fredde serate invernali. La Querini Stampalia, con le sue sale di lettura rigorosamente separate fra maschi e femmine era ben riscaldata ed ospitale, offriva per la consultazione numerose riviste d'arte, di storia e di architettura ed era di ottima qualità per le necessità degli studi universitari; i prestiti per la lettura erano accessibili fino a trenta minuti prima della mezzanotte. E' stata un'istituzione che ho frequentato assiduamente durante i miei cinque anni di permanenza a Venezia e credo di poter dire che quel poco che che ho assimilato negli anni della mia formazione universitaria sia maturato dentro quelle sale, sui larghi tavoli di lettura in legno nei lunghi silenzi interrotti unicamente dai passi degli inservienti racchiusi dentro i loro grembiuli neri. Per me, dunque, erano spazi conosciuti, spazi amici con i quali avevo condiviso molte speranze degli studi, in attesa di intraprendere il confronto con il mestiere. L'occasione propostami da Giorgio Busetto per il disegno di un ampliamento futuro mi è subito risuonata come un obbligo morale, un modo di saldare (almeno in parte) un debito di riconoscenza verso quella itituzione che mi aveva concesso quelle belle serate invernali".

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