12 lug 2012

Tiziano Vecellio (Pieve di Cadore - Belluno)

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Siamo a Pieve di Cadore in provincia di Belluno. Questa è la statua in bronzo che raffigura il grande maestro (è stata realizzata nel 1880 da A Del Zotto) 02
La statua è stata collocata sopra un alto piedistallo e domina Piazza Tiziano. Ma chi era Tiziano Vecellio?
Scopriamolo insieme:

Il culmine del Rinascimento romano, quel breve periodo durante il quale Michelangelo, Raffaello e Bramante lavorarono contemporaneamente alle dipendenze di Leone X, cade tra il primo e il secondo decennio del Cinquecento. A partire dal terzo decennio del secolo il Manierismo conquista le regioni italiane e le corti europee: stile cerebrale e complesso, che alla spontaneità antepone la sottigliezza e il virtuosismo, alla chiarezza l’ambiguità, all’aureo equilibrio che nella poetica del classicismo si identifica con la bellezza, la ricerca di sublimi asprezze di stile, espressione delle lacerazioni di una generazione di intellettuali tormentati dal dubbio. Nel panorama artistico italiano, solo Venezia rimane estranea a questo processo, prolungando ancora per qualche decennio l’ideale di un’arte serena, attenta alla concretezza della “natura” piuttosto che al fascino sfuggente dell’”idea”. E’ importante osservare come la concretezza, l’empirismo, il rifiuto di ogni atteggiamento astrattamente dogmatico caratterizzano non solo la pittura, ma tutta la vita culturale della Serenissima. Si pensi all’inconsueta tolleranza della Repubblica nei confronti degli intellettuali che professano convinzioni religiose poco ortodosse e all’attenzione che, nell’università di Padova, si dedicava allo studio delle scienze fisiche; si pensi, soprattutto, alla prudenza delle grandi famiglie che, prevedendo l’imminente declino dei commerci marittimi sui quali avevano costruito le proprie fortune, investivano ingenti patrimoni in attività industriali e soprattutto nell’agricoltura, scoprendo l’importanza economica e i pregi ambientali di un entroterra che avevano nei secoli precedenti quasi trascurato.
Le prime influenze
E’ indispensabile avere presente questo quadro generale per intendere pienamente la vicenda artistica di Tiziano, poiché non è certo un caso che proprio a Venezia la pittura europea abbia trovato, attraverso la sua opera, la via di una libera e gioiosa sintesi di classicismo e di naturalismo. Giungendo a Venezia dal nativo Cadore negli ultimissimi anni del Quattrocento, il giovane Tiziano si vedeva tracciare e indicare questa via dal giovane Giorgione e dal vecchio Giovanni Bellini, il patriarca della pittura veneziana che, giunto ormai al termine di una gloriosa carriera, modificava profondamente il proprio stile rendendolo piu’ morbido e luminoso. Proprio a Giovanni Bellini Tiziano si avvicina, dopo aver appreso i primi elementi dell’arte da Sebastiano Zuccato, e dopo aver compiuto piu’ decisive esperienze accanto a Gentile Bellini. Presto tuttavia, cioè verso il 1508 lo troviamo attratto nell’orbita dell’astro nascente dell’arte veneziana, cioè del Giorgione che, se dobbiamo credere alla tradizione che vuole il Tiziano nato nel 1477, era un suo coetaneo. Nel 1508, i due pittori collaborarono alla realizzazione degli affreschi del Fondaco dei Tedeschi a Rialto, commissionati a Giorgione dalla Repubblica. Dell’importante opera restano oggi solo alcune testimonianze indirette; un confronto tra i dipinti precedenti di Tiziano, come quello raffigurante il vescovo Pesaro presentato a San Pietro da Papa Alessandro VI, e quelli successivi a questa esperienza, ci consente di affermare l’importanza fondamentale di questa collaborazione nella sua formazione. Non sfugge a Tiziano la fondamentale importanza dell’innovazione, tecnica e stilistica assieme, del Giorgione, per il quale l’esecuzione del dipinto cessa di essere separata in due fasi distinte e successive, disegnativa e pittorica, ma viene vista come un processo unitario, nel quale la costruzione stessa della composizione viene affidata al colore. Molti dipinti appartenenti al periodo della collaborazione tra i due maestri sono, o sono stati a lungo, di incerta attribuzione. L’intima natura di Tiziano è, tuttavia, profondamente diversa da quella del maestro e amico (e forse anche, come i contemporanei amarono insinuare, rivale). La morte prematura del Giorgione, avvenuta nel 1510, anticipa forse e facilita una reazione del Tiziano allo “spirito giorgionesco” che sarebbe comunque avvenuta. Alla ricerca di misteriose e inquietanti armonie compositive, cara al Giorgione, Tiziano tenderà a contrapporre una piu’ spregiudicata e immediata vena narrativa, una piu’ obiettiva ed estesa adesione alla realtà fenomenica. Cosi’, per esempio, se nei ritratti Giorgione ama avvolgere i personaggi in un alone di mistero, in un’atmosfera irreale, Tiziano si proporrà essenzialmente una lucida caratterizzazione psicologica e sociologica dei suoi personaggi.
Il superamento del Giorgionismo
Questa reazione all’influenza del Giorgione si avverte già negli affreschi della Basilica di Padova, raffiguranti tre miracoli di San Antonio, eseguiti nel 1511. Sebbene l’affresco si adatti meno dell’olio ai mezzi espressivi del Tiziano, egli sa egualmente dare vita ad una narrazione intensa e di ampio respiro, che trae da una gamma cromatica insolitamente contenuta un motivo di particolare interesse. La reazione all’influenza giorgionesca è però piuttosto il frutto di una graduale maturazione, che il risultato di una consapevole volontà di allontanamento e superamento: prova ne sia il fatto che Tiziano, dopo aver condotto a termine alcune opere incompiute per la morte del Giorgione, realizza alcuni capolavori nei quali la fusione tra azione umana e paesaggio, e l’interpretazione quasi “musicale” di quest’ultimo sono decisamente giorgionesche, mentre d’altra parte, la calda luminosità del tessuto pittorico e la qualità della gamma cromatica denotano una diversa sensibilità. Se alla morte di Giorgione, e dopo la partenza per Roma di Sebastiano del Piombo, Tiziano già domina incontrastato a Venezia, presto la sua fama si diffonde ben oltre i confini della Repubblica e dell’Italia, ed egli riceve onori pari soltanto a quelli tributati a Raffaello e Michelangelo. Come nel caso di Raffaello e di molti artisti del tempo, la folgorante carriera di Tiziano è dovuta in parte alla mediazione di uomini di cultura e letterati i quali, se da un lato erano in grado di influire sulle scelte artistiche dei signori che li accoglievano nel proprio seguito, dall’altro sapevano indicare agli artisti quei soggetti mitologici e quelle allegorie che meglio potevano essere apprezzati dai committenti. Uno fra i piu’ influenti di questi letterati, il Carinale Bembo, offre nel 1513 a Tiziano di trasferirsi a Roma: offerta che Tiziano rifiuta, sia per il timore del difficile ambiente romano e del confronto con Michelangelo e Raffaello sia perché poco allettato dalle imprese monumentali che i pontefici promuovevano in quegli anni. Piu’ tardi cioè a partire dal 1530 Tiziano si avvarrà ampiamente dei consigli e dei buoni uffizi di un amico potentissimo, Pietro Aretino; ma i suoi rapporti con il mondo delle lettere non si limitano a questi due nomi. Un’allegoria complessa come quella dell’Amore sacro e Amor profano (alla cui interpretazione molti studiosi si sono inutilmente affaticati) presuppone l’intervento di un letterato, e così gli episodi del mito di Bacco dipinti per i “Camerini d’Alabastro” di Alfonso d’Este. In questo caso fu il duca stesso, che Tiziano aveva incontrato per la prima volta nel 1516, a suggerire gli argomenti per le tele, dipinte tra il 1518 e 1523, attingendo a fonti latine e greche. Gli anni intorno al 1520 sono decisivi per la vita privata e per l’evoluzione artistica di Tiziano. Nel 1517, alla morte di Giovanni Bellini, egli ottiene la “sensaria” del Fondaco dei Tedeschi, una carica onorifica che comporta l’esenzione fiscale ed un appannaggio di 120 ducati l’anno: in cambio, il pittore è impegnato ad eseguire, con un modesto compenso, i ritratti dei nuovi dogi, destinati alla Sala del Maggior Consiglio. Il Cadorino è ormai diventato il pittore ufficiale della Repubblica veneta.
Il "grande stile"
Questi mutamenti nella vita privata del pittore coincidono con la sua piena maturazione artistica. Tra il 1516 ed il 1518 egli esegue, per i Frari, la grande pala dell’Assunzione della Vergine, che per la libertà senza precedenti del trattamento pittorico, per il realismo che caratterizza il gruppo degli Apostoli che assistono al miracolo, ed infine per la trionfale maestosità della composizione, suscita vaste polemiche. Le voci di dissenso che si levano per quest’opera non sono però, evidentemente, tanto forti ed autorevoli da turbare Tiziano, il quale conferma ed approfondisce le indicazioni stilistiche contenute nell’Assunta sia in altre opere religiose come la potente Resurrezione di Brescia (1520/22), sia in opere di soggetto profano. Queste opere segnano l’inizio del “grande stile” di Tiziano, nel quale alla piena padronanza di un linguaggio naturalistico, che affida la strutturazione dello spazio e la costruzione delle masse di colore, fa riscontro il rinnovarsi del repertorio compositivo. Si pensi, per esempio, alla Pala Pesaro dei Frari, commissionata nel 1519 e terminata nel 1526. In essa Tiziano tratta la “sacra conversazione” come un episodio storico: ai piedi di una grandiosa architettura classica, con colonne svettanti oltre il limite superiore della pala, la Madonna riceve i donatori che le rendono omaggio. Non c’è traccia del mistico raccoglimento che è proprio di tante analoghe tele precedenti, non escluse quelle del Giorgione e del Tiziano stesso: i personaggi parlano, si muovono, sono vivi, le bandiere sventolano, le nubi corrono nel cielo. A conferma definitiva della “realtà” di questo incontro tra il quotidiano ed il sacro Tiziano ci mostra, su una nuvoletta che naviga a mezz’aria tra le colonne, due putti che giocano come bambini con una croce. Con queste soluzioni, Tiziano indica una via che sarà ampiamente battuta dall’arte barocca, nella quale il naturalismo pittorico costituisce il presupposto per la trasposizione del prodigio sul piano della realtà quotidiana.
Carlo V e Paolo III
Nel 1530 Tiziano incontra a Bologna l’Imperatore Carlo V. Un secondo incontro avverrà, sempre a Bologna, tre anni dopo. In questa seconda occasione il pittore è nominato conte palatino, membro della corte imperiale e cavaliere dello Speron d’oro; gli viene assegnata una pensione annua di 200 ducati a carico dell’erario milanese, e perfino i suoi figli ricevono un titolo nobiliare. Il celebre aneddoto dell’imperatore che s’inchina a raccogliere il pennello caduto di mano al pittore può non essere autentico, ma è certamente plausibile, in considerazione della stima che Carlo V professò in ogni momento per Tiziano, che lo avrebbe ripagato, oltre che con numerose tele di soggetto sacro e profano, con i due celebri ritratti del Prado: l’uno accanto al cane favorito, il secondo a cavallo, all’indomani della vittoria di Mühlberg (24 aprile 1547) dei cattolici sui protestanti. D’altra parte, gli onori e i privilegi non erano, probabilmente frutto di ammirazione disinteressata: erano il prezzo che Carlo doveva pagare per ottenere le opere di Tiziano, sollecitate e contese da sovrani e pontefici. Tra questi ultimi, Paolo III in particolare, insistette per avere Tiziano al proprio servizio. Ottenne da lui un ritratto nel 1543, e due anni dopo Tiziano si convinse a partire per Roma. Accolto da Michelangelo (che peraltro si mostrò deluso delle sue opere), dal cardinale Bembo, dal Vasari, che gli fece da guida, nominato cittadino onorario, Tiziano si vide offrire la carica della Piombatura (incarico della cancelleria papale che consiste nel porre i sigilli alle bolle papali), con relativi benefici. Ma una convocazione ad Augusta da parte di Carlo V ebbe il sopravvento: Tiziano non volle lasciarsi sfuggire l’occasione di ritrarre l’imperatore, i suoi prigionieri della battaglia di Mühlberg e i grandi del Sacro Romano Impero convenuti in quella città. Probabilmente però, non furono solo ragioni di opportunità pratica ad influire sulla scelta del maestro: l’incontro con il Manierismo e con Michelangelo avevano messo in crisi il suo classicismo. Gli ultimi decenni Una serie di opere eseguite tra il VI e il V decennio del secolo (L’allocuzione del d’Avalos, La coronazione di spine del Louvre, le tele della Salute) rivelano un’enfasi oratoria, un’ostentazione di scorci anatomici, una disarticolazione dei nessi compositivi che dimostrano la difficoltà del maestro ad assorbire pienamente nel proprio stile le tendenze intellettualistiche e formalistiche proprie della cultura manieristica. Questa crisi accenna a risolversi proprio all’epoca del viaggio romano, in un cromatismo acceso che evoca violenti e cupi sprazzi di luce, affini talvolta alla visione del Tintoretto. Il modo in cui Tiziano supera la crisi dimostra che egli non ignora il travaglio dei tempi nuovi e che la crisi della cultura rinascimentale resa esplicita dal Concilio di Trento non gli sfugge. La sua ultima stagione non evolve all’insegna del rimpianto del felice tempo passato: anzi il maestro, celebre ed ormai anziano giunge ad un sostanziale rinnovamento del proprio stile impegnandosi in una partecipazione vigile ed attiva al nuovo clima culturale. A partire dalla fine del V decennio la tavolozza di Tiziano si incupisce e si fa piu’ violenta e contrastata. La drammaticità che caratterizza le tele di soggetto sacro, dall’Annunciazione della Chiesa di San Salvatore alla Coronazione di spine di Monaco, non risparmia nemmeno i dipinti mitologici che il pittore amava definire “poesie”, eseguiti per Filippo II. La visione che Tiziano evoca nelle sue opere tarde non è piu’ quella “olimpica” dell’Assunta; essa assume anzi accenti intensamente patetici fino all’estrema concitazione della Deposizione dell’Accademia, lasciata incompiuta al momento della morte e appesa sopra il letto funebre del vegliardo. 0304
Pieve di Cadore ospita anche la casa di Tiziano Vecellio. E' facilmente raggiungibile da Venezia percorrendo l'autostrada A27 che arriva fino a Longarone. Da qui si segue (per circa 30 lm.) la comoda strada statale N.5106Cartina 01Cartina 02


5 commenti:

VenetiaMicio ha detto...

Quelle belle sculpture et le nom de Tiziano encore plus !
Nous avons un ami italien de la Toscane, sculpteur, qui ressemble à Tiziano Vecellio !
Beau billet
bisous

VenetiaMicio ha detto...

Je voulais dire qu'il ressemblait à la sculpture de Tiziano, c'est -à-dire au Titien avec sa belle
barbe !!!

Oscar ha detto...

VenetiaMicio: Je lui souhaite d'être belle et bravo que tiziano! Baci

Anonimo ha detto...

bellissime le tue foto! mi sono permessa di scaricarne alcune di pieve di cadore mio paese natale per inserirle nel mio album di FB su Pieve. Ma con che nome posso indicarle? solo Oscar?
grazie!
clizia_

Oscar ha detto...

Clizia: indica l'url del sito e quindi: bluoscar.blogspot.it

Grazie e Ciao

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