1 set 2011

Corte del Pestrin

Corte del pestrin 03
Il "pestrin" era un mulino all'interno del quale le macine venivano girate dalle mucche. Questo termine fu, in seguito, utilizzato per indicare i lattai. La corporazione dei "pestrineri" esisteva in città già dal 1385. A Venezia ci sono altri luoghi che hanno preso il nome di Pestrin. Questa piccola Corte si trova nei pressi del Campo di Santa Maria FormosaCorte del pestrin 04
La prima cosa che si nota, entrando nella corte, è il bel capitello dedicato alla Madonna Immacolata di LourdesCorte del pestrin 05Corte del pestrin 06
La Corte è piccola, pulita e tranquilla. Un grande albero, piantato all'interno del giardino del Consolato di Francia, la sovrasta e la abbellisceCorte del pestrin 07Corte del pestrin 08Corte del pestrin 09Corte del pestrin 10Corte del pestrin 11Corte del pestrin 13Corte del pestrin 14Corte del pestrin 16Corte del pestrin 17Corte del pestrin 18
Il Palazzo che ospita il Consolato di Francia è visibile attraverso due "finestre", protette da grate metalliche, che si affacciano sulla corte.Corte del pestrin 19



9 commenti:

Anonimo ha detto...

I fori erano gli alloggiamenti per le inferiate. In alcuni edifici ancora persistono, ma nel '300-'400 tutte le finestre erano protette dalle sbarre di ferro, come testimoniano le storie della reliquia della Santissima Croce della Scuola di San Giovanni Evangelista, fotografie della Venezia di fine '400... col passare dei tempi, sono state eliminate. Non è da escudere che state vittima di una "raccolta generale" magari per accumulare ferro in un tederminato periodo bellicoso. Mah, chissa!

Oscar ha detto...

Anonimo: avrei voluto pubblicare un post stasera, ma un impegno, dal quale non potevo esimermi, mi ha impedito di farlo. Ho trovato comunque un piccolo spazio per ringraziarti. Mi dispiace che tu sia..anonimo. Avrei preferito ringraziarti chiamandoti per nome. Ma questo è poco importante.
Purtroppo l'orario di apertura, non proprio adatto a tutti ed a tutte le esigenze, della bella Scuola Grande di S. Giovanni Evangelista mi ha impedito di visitarla come effettivamente meriterebbe. Ero troppo preso dall'emozione e dalla voglia di scattare qualche foto da pubblicare che non ho osservato attentamente i quadri che essa custodisce. Dopo questa ho visitato anche la Scuola di San Giorgio degli Schiavoni (in quanto, forse l'avrai capito, mi piacciono molto i teleri del Carpaccio), ma in quell'occasione ho potuto solo verificare uno dei possibili usi delle pietre sbuse che il Carpaccio rappresenta. Le pietre sbuse sono sempre state un mio grande chiodo fisso a tal punto che ho iniziato a fotografare tutte quelle che, via via vedevo in città. Ho proseguito la mia ricerca anche in Croazia, spingendomi fino alla città di Dubrovnik, constatanto pero' che, pur essendo molto simili, venivano utilizzate per altri scopi. Io, a tal proposito, mi sono già fatto un'idea personale e sto cercando di avvalorarla.
Ti sto spiegando tutto cio' per dirto che le pietre sbuse mi hanno coinvolto al punto tale da sottovalutare tutti gli altre pietre "bucate" che ho visto a Venezia.
Grazie ancora per il tuo commento e, sperando di risentirti ancora, ti saluto cordialmente. Ciao

Anonimo ha detto...

Carissimo,

ringrazio te per i tuoi splendidi reportage.

Attenzione a non confondere le pietre sbuse con i fori sulle cornici delle finestre! Quelli sono con tutta sicurezza alloggiamenti per le inferiate. Le pietre sbuse, secondo me erano sicuramente concepite per sorreggere i pali "multiuso", sotto le finestre più importanti della casa, o per sostenere drappi, insegne e tappetti esposti nelle feste più importanti, per stendere la biancheria, o per appendere vasi di fiori, gabbie con uccelli e chi più ne ha più ne metta. E questo in tutte le città, da Milano, a Firenze (si veda palazzo Davanzati). La finestratura, epicentro della casa... da memorizzare!

Buona continuazione!

Georg-Friedrich ha detto...

Vedo un filo. La Vergine è illuminata di notte?
Oscar grazie a continui ad illuminarci.

luci ha detto...

Questa corte l’ho incontrata per sbaglio in agosto in un attimo di disorientamento . Mi sembrava di aver letto che questo capitello era noto come Madonna Blu ma oggi ho cercato la fonte di questa notizia e purtroppo non l’ho trovata.
Come sempre a Venezia è una fortuna perdersi!!
Ciao Luci

Elio ha detto...

Non entro nella discussione con il tuo Anonimo perché non ho le competenze per farlo, ma seguirò l'evolversi del vostro colloquio perché la cosa mi interessa. Buone foto e mi piace anche il posizionamento sulla pianta di Venezia. A preso Oscar e spero che le vacanze si siano ben passate.

Oscar ha detto...

Anonimo: grazie a te per i commenti. Stai tranquillo, le pietre sbuse sono completamente diverse e le so' riconoscere.
La tua storia dei pali "multiuso" è avvalorata dal telero del Carpaccio (1502 circa) "S. Girolamo e il leone" esposto nella Scuola Grande di S. Giorgio degli Schiavoni. Anche se a me rimangono dei dubbi sul fatto che delle pietre cosi' robuste avessero lo scopo di sorreggere niente piu' che un semplice palo in legno. In Croazia, alla domanda " a che cosa servivano?" mi è stata data la stessa risposta: veniva infilato, tra di loro, un palo che serviva come stenditoio o come sostegno per una tenda esterna. Se vedi le foto che ho scattato pero' le pietre sbuse, in Croazia, sono collocate nella parte superiore delle finestre e non nella parte inferiore come a Venezia). In Croazia ho sempre visto una coppia di pietre sbuse (ai lati della parte superiore delle finestre) ed una coppia di pietre a forma di uncino ( ai lati della parte inferiore delle finestre). Questo pietre si vedono, con maggiore frequenza, nelle città murate tanto da far pensare che servissero per ancorarvi delle grate in ferro atte ad impedire, agli aggressori che fossero riusciti a violare le mura di protezione, l'ingresso nelle abitazioni.
A Venezia ed a Treviso ho visto le pietre sbuse collocate solo nella parte inferiore delle finestre e nella maggior parte dei casi, anzichè due per finestra, ne ho viste due per l'intera facciata. Per questo, per il momento, trovo la tua teoria corretta.
A Venezia pero', come a Dubrovnik, le pitre sbuse, in alcuni casi, venivano collocate anche in orizzontale anzichè in verticale. Servivano, anche in questo caso a sorreggere un palo che probabilmente veniva utilizzato per ancorare le coperture delle altane o comunque coperture per tetti piani e chiusi da un muretto di cinta. La pietra con il buco veniva fissata all'estremità superiore del muretto di cinta e, sotto a questa, veniva collocata, a debita distanza, una pietra senza buco. In quella superiore veniva infilato il palo e quella inferiore gli offriva il debito supporto.
Il palo "multiuso" sembrerebbe quindi risultare la teoria piu' veritiera. Mi auguro che anche altri lettori possano, come te, dare il loro contributo atto a svelare per sempre, e senza dubbio alcune, il mistero legato a queste pietre.
La facciata del Palazzo Davanzati a Firenze anzichè avere pietre sbuse ha dei ferri orizzontali sporgenti che farebbero pensare ad un sostegno per drappi o bandiere.
Grazie ancora. Ciao!

Georg-Friedrich: hai ragione. Vedo anche io il filo. Purtroppo non sono mai stato in questa corte di sera. Il filo di sicuro porterà la corrente alla lampadina che illumina la Madonna. Mi hai fatto voglia di andare a verificare una sera. Ciao!

luci: bella la storia della Madonna blu. Io non l'ho mai sentita, ma l'idea mi piace. Fammi sapere se trovi notizie al riguardo. Ciao!

Elio: grazie a te per il commento. Mi auguro che il nostro anonimo possa offrire a tutti noi degli apporti
utili a tutti coloro che amano la città e desiderano conoscerla piu' approfonditamente. Ciao!

Anonimo ha detto...

I croati hanno ben risposto. In realtà nell'età della costruzione posticcia, in legno, queste pietre "sbuse" non possono che essere ricollegate a tali scopi. E' interessante comunque che siano inseriti premeditatamente nelle murature degli edifici, probabilmente durante la costruzione, rivelando il non trascurabile senso di praticità dei mastri medievali, anche nell'edilizia minore. A proposito, acquistai un paio di anni fa il libro "Venezia minore", interessante analisi dell'edilizia "del secondo tipo" nella laguna, dal medioevo al '700.

Altro interessante spunto da te proposto, caro Oscar, sono le incredibili analogie tra l'edilizia veneziana del '2-300 a quella trevigiana che si distacca stranamente dalle architetture munumentali padovane di quel periodo (si pensi ai portici giganti, ecc.)... sarebbe interessante approfondire queste influenze!

Oscar ha detto...

Anonimo: grazie per il commento. Stavo pensando che sia ormai giunta l'ora di dedicare un post alle pietre sbuse e mi auguro che i commenti dei lettori possano aiutarci a meglio comprendere questi elementi dei palazzi veneziani. Ciao!

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