08 dic 2010

Vittore Carpaccio

Accanto ai maestri veneziani del suo tempo, Vittore Carpaccio fa la figura di un “minore”. Certo, non fu all’altezza di un Giovanni Bellini, un Giorgione o un Tiziano. Fu pero’ un pittore incantevole, fantasioso e luminoso narratore di storie affascinanti e, nello stesso tempo, molto sensibile alla lezione di Antonello e al rigore prospettico di Piero della Francesca.

Lo apprezzavano per la sua diligenza: Figlio di un “pelizer”, un pellicciaio, Carpaccio nacque a Venezia verso il 1465, e qui mori’, nel 1526 o poco prima, lasciando due figli suoi mediocri allievi. Fu probabilmente allievo di Gentile Bellini; si vuole anzi che lo seguisse in Oriente, per giustificare in qualche modo quel tanto di “esotico” che compare in certi suoi “telèri”. Ma è assai improbabile che egli non sia mai stato a lungo fuori di casa, se non negli ultimi anni della vita, quando andò forse a Capodistria a eseguire pale d’altare e a decorare le ante dell’organo nel Duomo locale. Visse dunque e lavorò quasi esclusivamente a Venezia, dove si guadagnò una reputazione solida, tuttavia relativamente modesta, di pittore serio, onesto e, soprattutto, ammirevole per la grande diligenza e serietà con cui lavorava.

Un narratore affascinante: Nel corso della sua laboriosissima vita, Carpaccio esegui varie “Sacre Conversazioni” all’uso veneziano, nonché ritratti di dogi, di cavalieri in armi, e di bionde gentildonne in ozio sull’altana del loro palazzo. La sua fama però è giustamente legata a ciò che costituisce la parte piu’ cospicua della sua produzione, cioè alla serie di telèri con scene evangeliche e soprattutto “storie” di Santi, che egli dipinse per numerose “Scuole” (o confraternite) veneziane.
Un genere pittorico questo, che era stato inaugurato dal suo maestro, Gentile Bellini, e che appartiene per intero alla tradizione veneziana. Carpaccio fu il narratore piu’ avvincente che si possa immaginare. Le sue storie, destinate a soddisfare il gusto di un pubblico, in fondo, molto ingenuo, sono ispirate generalmente alla Leggenda aurea di Jacopo da Varazze (sec. XIII); una raccolta di “vite” di Santi, molto romanzate e zeppe di fatti prodigiosi, ricchissime di fantasia, che dal Medioevo sino a epoche recenti deliziò i lettori di tutta Europa.

I suoi telèri piu’ famosi: Una delle storie narrate con vena piu’ felice dal Carpaccio è la Leggenda di santa Orsola, riassunta nei suoi episodi piu’ salienti in un ciclo di nove telèri ove assistiamo, via via, alle trattative per le nozze, come principessa di Bretagna, con il figlio del re d’Inghilterra, poi alla conversione dello sposo pagano in seguito al pellegrinaggio dell’augusta coppia a Roma e, ancora, al sogno premonitore di Orsola, sulla prossima fine che l’attende, fino al martirio di lei e dello sposo con le undicimila vergini per opera degli Unni durante il viaggio di ritorno, ai funerali e all’apoteosi della Santa. Con vena non meno vivace e convincente, Carpaccio evocò il Miracolo della Reliquia della Croce, ambientando la guarigione dell’indemoniato in un’ariosa loggia sul Canal Grande, presso il ponte di Rialto.
Perfetti nel loro genere sono anche i telèri che decorano la Scuola di San Giorgio degli Schiavoni a Venezia, con le storie dei Santi Giorgio, Trifone e Gerolamo.

Il suo “Segreto: Gentile e Giovanni Bellini innanzitutto, poi Antonello da Messina, i pittori ferraresi e fiamminghi, magari anche le miniature e soprattutto le numerose stampe allora in circolazione: si sono fatti tutti questi nomi per spiegare lo sitle del Carpaccio, la sua abilità di prospettico, il suo colore caldo e profondo, la sua maestria nel comporre con impareggiabile eleganza e misura scene assai complesse, spesso affollate di personaggi. Effettivamente, la cultura figurativa di Carpaccio fu vasta e aggiornata. L’incanto dei suoi telèri sta proprio in questo miracoloso connubio fra l’ingenuità e la fresca fantasia di un vero “contafavole”, e la sapienza di un linguaggio pittorico pienamente rinascimentale. A queste due componenti della sua arte, c’è poi da aggiungere un' altro elemento: il minuzioso realismo.
Quando e dove puo’. Carpaccio rinuncia deliberatamente a “inventare”, e infila nelle sue storie particolari grandi e piccoli osservando dal vero: le case della sua Venezia, un vispo cagnetto, i damerini che ha visto a passeggio in Piazza San Marco, i vasi di fiori che ornano l’altana di casa sua e, perché no?, come nel Sogno di Orsola, anche le pianelle sotto il letto, proprio dove le tiene sua moglie. Il paesaggio veneziano con i suoi canali e i suoi palazzi, con i suoi cieli cangianti e la sua folla vivace e festosa, vive nei telèri del Carpaccio, fittissimi di particolari, ciascuno miracolosamente inserito nel posto in cui è indispensabile. Cosi’ la realtà si confonde con la fantasia, e a un certo punto non si sa piu’ bene se è la sua favolosa, colorata Venezia che è un’invenzione e il cattivo drago di San Giorgio è realmente esistito, o viceversa.

Scheda biografica

  • 1465 ca.-Vittore “Scarpazza” nasce a Venezia. Si firmerà “Vetor Scarpazo” o “Carpathius” e “ Carpathia”, donde è oggi detto “Carpaccio"
  • 1490-Inizia a dipingere la serie delle storie di Santa Orsola
  • 1494-Lavora con i Bellini alla Scuola di San Giovanni Evangelista
  • 1501/07 -Lavora con i Bellini nella decorazione delle Sala del Maggior Consiglio in Palazzo Ducale a Venezia
  • 1511/1520-Lavora alla Scuola di Santo Stefano (le opere sono oggi sparse per molti musei europei)
  • 1526-Muore a Venezia, lasciando i figli Pietro e Benedetto, già suoi aiuti, ma mediocri continuatori.



2 commenti:

Yvonne ha detto...

OK, now for sure, I HAVE to go to the Accademia. Maybe 6 weeks in Venice won't be enough?

Oscar ha detto...

Yvonne: unfortunately many venetian painting are displayed in foreigner museums. I suggest you anyway to visit the venetian museums and Scuole Grandi if you would like to keep in touch with the venetian essence. Bye

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