17 ott 2010

Le Nozze di Cana

Se vi ricordate nel mio post dedicato alla Fondazione Cini ho accennato al fatto che nel refettorio del convento benedettino della Fondazione Cini, c'è una riproduzione del celebre quadro "le Nozze di Cana" del Veronese.
Questa tela era al sesto posto nell'elenco delle requisizioni veneziane del Napoleone e questo solo perchè prima c'erano i capolavori di Palazzo Ducale. Le vicende di questo quadro sono memorabili, e il suo mancato ritorno a Venezia è uno dei rari insuccessi di Antonio Canova: non come artista, ma come ambasciatore.
E' il piu' grande dipinto antico del Louvre, forse della Francia intera: ha per tema le Nozze di Cana, ed è stato realizzato dal 6 giugno 1562 all'8 settembre 1563 da Paolo Caliari, detto il Veronese (1522-88), sulla parete di fondo del refettorio dell'ex convento benedettino dell'isola di S.Giorgio Maggiore che dal 1951 è sede della Fondazione Giorgio Cini, davanti a Palazzo Ducale.
Ai francesi, quelli di Napoleone, Veronese piaceva assai: sei dei primi 16 quadri che portano via, oltre un terzo, sono suoi. Accompagnati dal Tesoro di San Marco, da sculture, da migliaia di manoscritti, codici e libri rari, dalla Quadriga in bronzo della basilica, e tanto altro ancora.
Le Nozze vengono smontate, divise in pezzi (la tela è alta 6 metri e 69 centimetri, larga 9 e 90) e messe in casse; i tre commissari francesi sorvegliano l'opera per venti giorni. Il 26 settembre 1797, il dipinto è sulla fregata La Sensibile, munita di 32 cannoni e scafo rivestito in rame e stagno.
Il 22 gennaio 1798, approdò a Tolone, le casse, sbarcate e immagazzinate: il capitano temeva i topi, che per fortuna si erano limitati a rosicchiare soltanto i teloni d'imballaggio. Il dipinto viaggia poi sul Reno da Arles a Lione; quindi la Saona, la Loira e la Senna, attraverso canali e con problemi e trasbordi vari.
Il 27 luglio 1798, anniversario della caduta di Robespierre, entrata solenne a Parigi delle opere prelevate, in corteo, seguite da due giorni di festa popolare. Cosi' i Goncourt raccontano l'arrivo del bottino: "Come se 29 carri di monumenti divini non bastassero, seguono carri di piante, di fossili, di animali, gli orsi di Berna, i leoni, i cammelli, i dromedari, d'Africa, i carri di manoscritti, di monete, di opere musicali, di libri. La stessa Città Eterna non vide mai uno spettacolo cosi' colossale, nè mai corteo di imperatore vittorioso che attraversava le sue strade inorgoglite trasportò dietro al suo trionfo una tale armata di siffatti prigionieri".
Dall'8 novembre 1798, le Nozze sono nel Salon Carrè del Louvre; e dal 1950 nella sala des Etats, di fronte alla Gioconda.

Osannate da sempre già da Vasari; e qualcuno crede di individuarne l'autore al violoncello tra i musicanti al centro, in primissimo piano, con Tiziano al contrabbasso e Tintoretto.
Ma la storia non è finita. Ad agosto 1815 Antonio Canova parte da Parigi; papa Pio VII Chiaramonti, che l'aveva nominato ispettore generale delle antichità, lo incarica, come diplomatico, del recupero delle opere portate via da Roma e non solo. Lo scultore non vorrebbe, ma non riesce ad evitare, teme tanto che la sera prima fa testamento.
A Parigi tratta, con l'appoggio di alcune potenze e i loro soldi per i trasporti in Italia. Il direttore del Louvre, il barone Dominique-Vivant Denon, si indispettisce "imballatore", altro che ambasciatore. Canova riporterà due carichi, via terra e via mare, di 88 casse: 149 tonnellate d'arte. Ma le Nozze no: troppo grandi.
Nel 1815, l'Austria, che intanto ha occupato Venezia, le reclama, ma le permuta con la cena da Simone di Charles Le Brun, che da allora è, assai ignorata, alle Gallerie dell'Accademia di Venezia: a lungo depositata al Conservatorio di musica.
Le Nozze di Cana che vediamo oggi nel refettorio del convento benedettino alla Fondazione Cini sull'Isola di San Giorgio Maggiore è una copia quasi perfetta, ricreata da uno scanner in scala 1:1.
Sono 2700 scatti assemblati e ritoccati da Adam Lowe, artista inglese nato nel 1959 che vive a Madrid.

1 commento:

Emma Reese ha detto...

Francia deve restituire il quadro a Venezia.

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