16 mag 2010

Caro direttore...

Le previsioni metereologiche per oggi erano pessime cosi' ne ho approfittato per visitare Palazzo Grimani in Santa Maria Formosa. Ho prenotato telefonicamente giovedi' scorso. Mi è stato detto che la visita era riservata ad un gruppo massimo di 25 persone. Ho subito pensato che, con un meteo cosi' avverso, avrebbero assegnato tutte le prenotazioni molto velocemente.
La mia visita iniziava alle 10,00. Alle 9.50 ero già davanti al cancello. Ho suonato: mi hanno aperto e mi hanno detto di attendere l'arrivo di altre persone, visto che io ero solo il primo e che mancavano ancora 10 minuti.
Alle 10,00 sono arrivate altre quattro persone. Di queste solo una parlava in italiano (la visita guidata è solo in lingua italiana e si svolge da martedi a domenica alle ore 10,00, alle 12,00 e alle 15,00). Cosi' tre persone hanno noleggiato l'audioguida e la guida, una ragazza molto brava e gentile, ha illustrato tutte le meraviglie del Palazzo a me a all'altra turista. Cinque persone in un sabato mattina!!
Mentre attendevo l'arrivo degli altri visitatori ho notato, sopra ad un tavolo in biglietteria, un giornalino pubblicato dalla Venice Foundation datato luglio 2009. Ne ho chiesto una copia e, dopo aver effettuato la visita, l'ho sfogliato e...a pagina 37 ho letto una lettera davvero singolare inviata al direttore e datata 17 luglio 2001!!.
Il testo è il seguente:

Caro direttore…., sono il gabbiano Joseph Livingston, cugino del piu’ celebre Jonathan. Premetto d’essere assai meno ramantico del piu’ romantico dei pennuti. Lui vive d’aria (cosi’ almeno è solito raccontare) e passa i suoi giorni a compiere evoluzioni e acrobazie nel cielo blu cobalto. Io sono decisamente un materialista. Meglio, un epicureo. Ai voli pindarici e ai tonneau prediletti da Jonathan preferisco i tonni.
Quando noi gabbiani ingolliamo un pezzetto di tonno proviamo la stessa sensazione che un uomo prova nel delibare una mousse al cioccolato. Intendiamoci: capita semel in anno . Per il resto ci dobbiamo accontentare di quel che passa il convento. E in fondo è proprio per questo che ho deciso di scriverle.
Da qualche tempo mi sono trasferito a Venezia. Ne avevo sentito parlare un gran bene da parenti, amici e conoscenti. A Venezia, mi raccontavano, noi gabbiani si mangia benissimo. E aggiungevano: non c’è bisogno di scendere in picchiata in laguna per catturare un pesce; non devi aspettare su una bricola per ore, rigido come un baccalà, il ritorno dei pescherecci, a Venezia è sufficiente, mi spiegavano, girare per campi e campielli. Non ci credevo, ma è proprio cosi’.
Ora non voglio fare l’apologia della Serenissima. Pero’ vorrei esprimere ai veneziani, attraverso il suo giornale, la mia piu’ sincera gratitudine, la mia riconoscenza, certo di interpretare il pensiero di tutta la specie. A Venezia stiamo come i nababbi. Prenda il sottoscritto. Sto a Cà Dario; ho messo in giro io la voce che chi vi abita è destinato a sciagure e disgrazie, per viverci in pace.
Al mattino, di buon’ora, mi faccio dare un passaggio dalla prima imbarcazione che vedo e attraverso il canale. Imbocco una calle e trovo subito il mio continental breakfast , confezionato in un sacchetto di plastica. Fette biscottate, salmone, nutella. Solo l’imbarazzo della scelta perché di colazioni confezionate in quel tratto ce ne sono, tutte in fila, una trentina. Che grande città, la vostra. All’estero mettono il veleno e ci prendono a sassate. Voi di fronte la porta di casa lasciate quanto basta a sfamare un esercito di volatili. Pane secco, avanzi di carne e di pesce, frutta e verdura, uova, marmellata e cioccolata. Insomma, ogni ben di Dio. Per giunta mettere il tutto in contenitori che agevolmente riusciamo ad aprire. Basta praticare un foro con un colpo di becco ed inizia il banchetto. Ogni tanto salta fuori anche una pantegana già satolla, segno che a Venezia non amate solo gli uccelli, ma anche gli amici roditori. Grazie, grazie e ancora grazie.
Esistono città ingenerose ed incivili che hanno da tempo la pessima abitudine di negare ai gabbiani persino le briciole. Le nostre leccornie, qui cortesemente distribuite, vengono sigillate in grandi scatole rigide dotate di ruote. Inutile tentare di violarle: le pareti sono durissime, la chiusura ermetica. All’alba, per giunta, questi cassonetti scompaiono. Di conseguenza molti di noi sono costretti a ripiegare sulle discariche di campagna che raggiungiamo facilmente dal mare. Nulla di cui lamentarsi. Ma volete mettere un buffet dietro Palazzo Pisani Gritti, oppure alla luce dei sontuosi lampadari di Palazzo Rezzonico? C’è una bella differenza con una cena sia pure luculliana ma consumata su una montagna di immondizia tra miasmi nauseabondi, pestilenziali.
Voi, premurosamente i nostri pasti li lasciati fuori di casa tutta la notte. Ed al mattino, spesso, nessuno viene a portarli via. Allora è una vera festa perché noi ci curiamo di spargere il cibo un po’ dappertutto in modo che possano goderne anche passeri e colombi.
Ora non vorremmo che a qualche esteta venisse un’insana idea. Per esempio quella di progettare per le scoasse delle pattumiere in vetro di Murano, a forma di gondola o di leone di San Marco. Per noi gabbiani sarebbe un colpo durissimo, oserei dire mortale. Pensi, per esempio, a quel che sarebbe accaduto stamane: non avremmo potuto imbottirci dei rifiuti sistemati davanti le abitazioni e nemmeno di quelli lasciati questa notte, per terra ed in acqua dai partecipanti alla festa del Redentore. Spero che Venezia ed i veneziani ne tengano conto. Lascino fare a noi la racccolta differenziata.
Confidando in un suo personale interessamento, La saluto molto cordialmente.
Joseph Livingston
Venezia, 17 Luglio 2001

*testo dall’archivio informatico di Venice Foundation di cui, purtroppo, non conosciamo l’autore ma che teniamo molto a ringraziare.


1 commento:

Yvonne ha detto...

I just came across this delightful blog. A paradise for the rodents of the air and sea, indeed! :-)

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