21 apr 2010

Villa Emo (1a parte)

Villa Emo 01
La vicenda storica della Villa è, più che in altri casi, strettamente legata alla storia della famiglia Emo. Prima del 1535, il patrizio veneziano Leonardo Emo, conoscitore ed estimatore di queste terre di pianura, deciso a ritirarsi dal suo servizio allo stato, acquista da Andrea Barbarigo il fondo di Fanzolo, pari a 80 campi trevigiani. Qui decide di dedicarsi attivamente alla coltivazione e all’allevamento, promuovendo la bonifica delle terre, il rinnovamento delle colture, l’impianto di molini e filande.
L’intervento del nobiluomo Emo nella pianificazione e gestione del territorio portò notevoli migliorie nella conduzione del lavoro dei campi, anche se in alcuni casi non dell’entità sperata. La prima preoccupazione, nell’ottica di una pratica agricola rigorosamente pianificata, fu quella di organizzare il regime della acque, abbondanti e diffuse nei campi della proprietà, per bagnare le terre e abbeverare il bestiame. A questo scopo ottenne nel 1536 la concessione per la “seriola” Barbariga, canale irriguo della Brentella. Il sistema di canali organizzato nel XVI secolo, che diede una prima forma all’organizzazione di terreni e dei fabbricati, è tuttora presente e chiaramente leggibile sui terreni di proprietà della Villa. Il cambiamento più innovativo che segnò la successiva storia del territorio, dell’economia, della società fu l’introduzione della coltura del mais al posto del pastone di saggina, detto “sorgo rosso”, che fino ad allora era stato alla base del misero regime alimentare della popolazione locale, che accolse con esultanza l’arrivo di chi contribuiva al miglioramento del “desco”. Rimane testimonianza di questo passaggio storico nella decorazione delle sale della Villa, tutta ispirata a motivi agrari: un ciuffo di pannocchie costituisce il motivo ornamentale dei festoni decorativi.
Una volta organizzato il regime del suolo, Leonardo Emo, profondamente legato a questa terra e al suo progetto, decide di volerci anche abitare. Non riuscirà a realizzare il suo progetto in quanto muore nel 1539, e a rendere concreto questo sogno ci penserà il nipote omonimo suo erede. Demolita la Villa Barbarigo esistente, Leonardo Jr si rivolge al più accreditato architetto dell’epoca, che gli garantisca un progetto architettonico adeguato ai suoi intenti. Non si conoscono esattamente le relazioni esistenti tra Leonardo Emo e il Palladio ma è certo che l’operazione di progettazione e costruzione della Villa furono per il nobiluomo un’avventura particolarmente stimolante e impegnativa, informata al principio umanista secondo cui “dall’intelligenza (dell’architettura) nasceva il diletto e il piacevol spendere”. Probabili ascendenze di questo progetto si possono riconoscere nel palazzo Soranzo a Castelfranco, di Michele Sanmicheli, e nel villino Cornaro a S.Andrea oltre il Muson, entrambe di poco antecedenti, che in qualche misura hanno influenzato committente e architetto, in relazione alla filosofia del progetto e al suo linguaggio. Negli esiti progettuali della Villa si sente ovunque la personalità del committente, che chiede all’architetto risposte precise alle esigenze di una fabbrica di campagna, che sia al contempo esemplare azienda agricola e granaio per la propria casa. Si realizza così una dimora che si apre completamente alla campagna, uno dei messaggi più aperti del Palladio, semplice e solenne, evocazione suggestiva di un’immagine classica, straordinariamente attuale per la vita di ogni giorno di chi lavora e produce, con la fatica del braccio e l’impegno della mente. Leonardo Emo diventa il coordinatore del luogo con le acque, dell’ambiente con la Villa, dell’architettura con la decorazione, per tutte le esigenze del lavoro dei campi e della conduzione del bestiame, e per i fini che rientrano in un progetto di rinnovo della realtà socio-economico, per un dialogo fruttuoso tra i diversi strati sociali fino ad allora in contrasto tra loro. (tratto dal sito ufficiale della villa)Fanzolo cartina
Siamo a Fanzolo di Vedelago in provincia di Treviso a circa 15 km dalla villa di Maser. Il paesaggio è quello di pianura. La villa è, a mio avviso, meno scenografica di quella di Maser, ma colpisce per la cura con la quale è stata restaurata.
Qui il Palladio realizza una struttura estremamente semplice, ma perfettamente integrata nell'ambiente nel quale è stata edificata e in accordo con le funzioni alle quali è legataVilla Emo 02Villa Emo 03Villa Emo 04
E' molto simile, per impostazione, a villa Maser in quanto in entrambe sono presenti il corpo centrale (molto elaborato quello di Maser e semplice questo) connesso sui due lati alle barchesse e alle torri delle colombareVilla Emo 05Villa Emo 06Villa Emo 07Villa Emo 08Villa Emo 09Villa Emo 10Villa Emo 11Villa Emo 12Villa Emo 13Villa Emo 14
Le barchesse, utilizzate come granai o depositi sono contraddistinte da un lungo porticato che serve da riparo per le persone, per la legna e per i raccoltiVilla Emo 15Villa Emo 16Villa Emo 17Villa emo 18
Entriamo nella villa. Come è possibile vedere nella piantina sopra si puo' visitare, cosi' come a Maser, il corpo centrale nel quale troviamo 8 locali e 1 loggia affrescati mirabilmente da Giovanni Battista Zelotti allievo del Veronese.
Il pittore nacque probabilmente a Verona verso il 1526 e mori’ a Mantova nel 1578. La decorazione ad affresco della villa Emo puo’ esse datata tra il 1561 e il 1565. Precedentemente a questa data lo Zelotti aveva affrescato nelle ville di Brugine, della Malcontenta, di Lonedo e di Thiene, oltre che la facciata di Palazzo Trevisan a Murano e quella del Santo Monte di Vicenza. L’artista a villa Emo riafferma, sulla base della lezione del Veronese, un proprio fare pittorico caratterizzato da un serrato contrappunto tra architetture dipinte e reali, figure umane ed elementi naturaliVilla Emo 19
1 -La loggia: due sipari fiancheggiano l’ingresso su cui e assisa Cerere, dea delle messi, figura emblematica della casa. In questi sono dipinti due miti, allusivi alla potenza di GiunoneVilla emo 20Villa emo 21Villa emo 22Villa emo 23Villa emo 24
2 -Vestibolo: due nicchie con statue in finto bronzo, la Cordialità a l’Economia familiare, sovrastate da un pergolato con puttoVilla emo 25
3 –Sala: attraverso l’arco trionfale, su cui siedono la Prudenza e la Pace, si accede alla sala. Le pareti sono spartite da quattro colonne con sipari centrali che rappresentano il Sacrificio di Virginia e la generosità di Scipione. Ai lati, tra trofei di armi, quattro Prigioni posano ai piedi degli dei che rappresentano i quattro elementiVilla emo 26Villa emo 27Villa emo 28Villa emo 29Villa emo 30Villa emo 31Villa emo 32Villa emo 33Villa emo 34Villa emo 35Villa emo 39Villa emo 40Villa emo 41Villa emo 42Villa emo 43Villa emo 44Villa Emo 45
Maggio 2001 (Archivio storico del Corriere della Sera): «I privati, veri conservatori di queste opere d' arte, sono lasciati soli: lo Stato non li aiuta»

Un primo censimento condotto dall' Istituto Ville Venete in collaborazione con il Centro Studi Andrea Palladio (sotto la cura di Guido Beltramini e Maurizio Gasparin e del fotografo Pino Guidotti), presentato a Palazzo Barbaran da Porto di Vicenza e documentato in una mostra. L' ultima villa di Palladio rimasta ancora nelle mani dei familiari del mecenate che la fece costruire, villa Emo a Fanzolo, sta per essere venduta, molto probabilmente all' estero. L' asta tra gli acquirenti disposti a versare una trentina di miliardi vede in corsa americani, inglesi, austriaci e anche italiani. Motivo della vendita, i costi di gestione: circa 250 milioni all' anno solo per aprirla, più le spese di restauro. «Mi dispiace smettere di vivere in mezzo alla bellezza», afferma la riservatissima contessa Caroline Emo, moglie del proprietario di questo complesso di 10 mila metri quadrati. Con questa vendita nessuna villa di Palladio apparterrà più alla dinastia che la fece edificare.
Per fortuna nel 2006 sono terminati i lavori di restauro per opera del Credito Trevigiano : " Con un investimento di circa 6 milioni di euro, l'elegante edificio è stato recuperato in tutte le sue parti e trasformato, nel totale rispetto per l’architettura originale, nel nuovo Centro Servizi del Credito Trevigiano, la banca di credito cooperativo che nel 2004 ha deciso di porsi come mission la salvaguardia completa del monumento più celebre del proprio territorio, ovvero la villa palladiana degli Emo e del paesaggio ad essa circostante.
Vi consiglio di visitare la villa. Gli affreschi dello Zelotti sono davvero molto belli, la villa è stata ben restaurata e il giardino è davvero accogliente. Per info visitate il sito ufficiale







Nessun commento:

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...