28 ott 2009

Il nostro bisogno di Venezia


La sua gloria splende nel XVI secolo, il suo declino comincia sin dal XVII secolo, la sua morte è proclamata nel XIX. Abbiamo un tale gusto malsano della decadenza e del cimitero da farci ancora attirare da lei? Sono queste orde barbare che nelle belle giornate si riversano nelle calli, gli ultimi predatori, gli ultimi necrofagi prima dell'affondamento finale ?
Venezia conserva un segreto, oltre ai vagabondaggi della storia resta una sorgente viva. L'esperienza di Venezia è piu intima di quanto non sembra: è l'incontro di un individuo con la sua vita, le sue paure, i suoi sogni e di una città, la sua gloria, le sue perversioni, le sue gioie e la sua fragilità di cui siamo tutti consapevoli e che la rende cosi' vicina, quasi umana. E' confidente. E' uno specchio. E, a volte, gli specchi non dicono cio' che sogniamo, ma una realtà che puo' far fuggire. E alcuni scappano in fretta e furia lontano da questa risvegliatrice di coscienza che osa, a volte, ridurci a meno di niente e restringere la nostra vita a una gestazione semplice e volgare. Venezia ci getta davanti agli occhi i suoi capolavori, esige da ciascuno. Ai forti che sopravvivono a questo confronto, lei parla. il dialogo si stabilisce, generoso oltre i secoli, oltre le dicotomie, oriente-occidente, terra-madre, guerra-pace possessività avara-abnegazione altruista.
Venezia irriga la terraferma e, attraverso di essa, il mondo.
Testo di Claude Jeancolas (leggermente modificato da me. Spero che l'autore non me ne voglia)



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