29 mag 2009

Mare Maggio 2009

Nei giorni 15-16 e 17 di questo mese si è svolta, all'interno dell'Arsenale, la manifestazione "Mare Maggio" che offriva la possibilita' di visitare il Padiglione delle navi, la Darsena interna , le Tese di San Cristoforo (magazzini recentemente ristrutturati) e il sommergibile Enrico Dandolo. Sinceramente mi è sembrata un'ottima occasione di vedere con i propri occhi una parte molto estesa della citta' che normalmente e' interdetta ai turisti.
Le vicende storiche che costrinsero i veneziani a dotarsi di cantieri navali pubblici sono direttamente connesse alla necessità di Venezia di dotarsi di uno strumento indispensabile per esercitare il controllo dei mari.
L’Adriatico prima di tutti e quindi, per estensione, il Mediterraneo orientale. Il potere marittimo di una nazione, infatti, consisteva allora come oggi in quell’insieme di fattori, politici, economici, finanziari e militari (non disgiunti dalla capacita’ di una produzione navale autonoma) che permettessero il libero utilizzo dei mari da parte della sua marineria.
In ultima sintesi, data per scontata la volonta’ politica e la disponibilita’ finanziaria, si trattava di disporre di uomini capaci e spazi di lavoro indipendenti dalla richiesta privata di costruzioni navali e direttamente dal potere politico. L’Arsenale costitui’ lo strumento principale del potere marittimo della Repubblica di Venezia.
Ai numerosi ed efficienti cantieri navali privati, squeri in veneziano, in cui si costruivano le navi del commercio veneziano, si vennero ad affiancare alcuni cantieri navali pubblici nei quali erano costruite le navi armate occorrenti per la protezione dei traffici marittimi.
Peculiarita’ dei cantieri dell’Arsenale era la loro architettura (unica in tutto il Meditterraneo) che consentiva il contemporaneo ricovero di due galere. Il piu’ antico Arsenale di Terranova (il sito degli attuali giardini a S. Marco) fu prima affiancato all’Arsenale vecchio di Castello (secolo XIII) e poi sostituito dall’Arsenale nuovo (prima meta’ del secolo XVI).
Come gia’ detto il ruolo di questi arsenali era quello di costruire e mantenere le navi a remi di tipo sottile, dette galee o galere, per la difesa delle rotte commerciali veneziane. Dopo la caduta di Costantinopoli (anno 1453) si rese necessaria la progettazione dell’Arsenale Nuovissimo che, iniziato nel 1478, fu ultimato nel 1515.
Il grande cantiere navale sin dai tempi piu’ antichi era protetto da una cinta muraria che assolveva al duplice ruolo di renderlo inaccessibile assicurando nel contempo la necessaria segretezza delle lavorazioni.
All’interno dell’Arsenale vi erano depositi per le materie prime e magazzini per i prodotti lavorati; sterminati erano i depositi per la conservazione del legname in acqua e quelli per la loro successiva essicazione e stagionatura. Straordinaria per la sua architettura funzionale e le inconsuete dimensioni è la nuova fabbrica per i cordami realizzata nel 1585 da Antonio da Ponte.
Gran parte di questi edifici, sebbene trasformati nell’aspetto fisico e nelle funzioni nel corso di quasi otto secoli, sono ancora esistenti.
Dopo la caduta della Repubblica (anno 1797) l’Arsenale ha subito due grandi trasformazioni: una durante la seconda occupazione Francese (1807-1814) con l’apertura di una nuova porta d’acqua a levante e l’altra dopo l’annessione del Veneto al Regno d’Italia (1871-1915) con la demolizione di 22 cantieri e l’ampliamento verso nord-est.
Importantissimo fu il ruolo dell’Arsenale durante gli eventi bellici della prima Guerra Mondiale.
L’Arsenale di Venezia, per circa otto secoli, e’ stato il fulcro dell’attività marittima della Repubblica ospitando nel suo recinto murario, in un unico compendio, la scienza, la tecnica e la memoria del costruire.
Bragozzo denominato “Astemio” Imbarcazione da pesca tipica Chioggiotta costruita a Chioggia nel 1948.
Scale’ Reale
Costruita nell’arsenale di Venezia nella prima meta’ del secolo XIX come imbarcazione di alta rappresentanza. Nel 1866, imbarco’ il re Vittorio Emanuele II che giungeva a Venezia ricongiunta al Regno d’Italia. In tale occasione il gruppo ligneo di poppa fu’ modificato in modo da rappresentare Venezia che incoronava l'italia. L’ultima uscita fu’ nel 1959 per il rientro a Venezia del feretro del Papa S. Pio X (gia’ Patriarca di Venezia) per il funerale nella Basilica di S. Marco prima della sua tumulazione nella Balilica di S. Pietro a Roma.
Lunghezza 18 mt.
Larghezza 3,2 mt.
Dipinto di Girolamo Induno (Milano 1825-1890
“Ingresso di Vittorio Emanuele II a Venezia (7 novembre 1866) Milano Museo del Risorgimento
Il dipinto rafigura il momento in cui il Re d’Italia sbarca dalla “Scale’ Reale (imbarcazione atipica da cerimonia, che piu’ si avvicina alla bissona, cioe’ imbarcazione di ampia stazza appositamente addobbata per cerimonie e festivita’, spesso a guisa di grossa biscia, donde il nome) e riceve l’omaggio dalle autorita’ veneziane. In quell’occasione, come d’uso per le visite di personaggi illustri, la citta’ offri’ una serie di spettacoli, regate e luminarie, e fu anche consentito l’uso di maschere.
Girolamo Induno, artista e buon patriota, che aveva partecipato all’insurrezione del 1848 a Milano e fu combattente nella Repubblica Romana, non senza motivo, quindi, commemoro’ questo evento che celebrava l’unione di Venezia al Regno d’Italia.
Una motosilurante
E... a sorpresa...il ministro in visita all'Arsenale.
Tutte le navi fin qui fotografate sono custodite all'interno del Padiglione delle Navi che fa parte del Museo Storico Navale.
Il Museo ha sede, dalla seconda meta’ del secolo XX, nei pressi dell’Arsenale in uno degli antichi granai di Venezai. Fu realizzato dalla Regia Marina nel 1919 integrando, con raccolte provenienti da tutta Italia, parte delle collezioni sopravvissute al Museo dell’Imperial Regia Marina Austriaca. Il museo austriaco aveva avuto, a sua volta, come antenata una raccolta di armi riordinata nel 1722 dal Sopraintendente all’Artiglieria dell’Arsenale. L’Inglese Jacopo Patisson, raccolta apliata negli anni successivi da Domenico Gasparoni e sistemata nelle sale d’armi alla Porta. Nel 1825, durante la seconda occupazione austriaca , l’Ingegner Giovanni Casoni aveva riorganizzato i cimeli sopravvissuti al sacco francese dell’Arsenale avvenuto nel 1797, integrando armi, sculture e dipinti con modelli navali e disegni. Il 13 dicembre 1856, dopo l’arrivo in Arsenale della preziosa armeria di Palazzo Ducale, fu ufficialmente istituito il museo della Marina. Il museo attuale e’ stato ingrandito negli anni ottanta del secolo XX con l’aggiunta di tre nuovi padiglioni, detti delle Navi e ricavati all’interno delle mura dell’Arsenale con il restauro delle antiche officine dei remeri ed alberanti. Oltre ai preziosi cimeli della Repubblica di Venezia, fra cui spiccano il monumento funebre dell’Ammiraglio Angelo Emo (pregevole opera dello scultore Antonio Canova) e uno splendido modello di Bucintoro (nave destinata alle cerimonie pubbliche), il Museo ospita altre importanti collezioni. Queste vanno da una raccolta di antiche tavolette votive dipinte ad una serie eccezionale di modelli di navi ed imbarcazioni della laguna veneta alle barche dei mari della Cina e dell’Estremo Oriente. Di notevole rilievo anche i reperti concernenti le navi e gli armamenti navali dei secoli XIX e XX.
La Darsena della Campanella
Dato che il Bucintoro non c'era mi sono accontentato di fotografare il poster che lo rappresenta.
Sommergibile Dandolo
Il “Dandolo” è stato varato nei cantieri navali di Monfalcone (Ts) il 16 dicembre 1967 per la Marina Militare Italiana. Ha fatto parte insieme al “Toti”, al “Bagnolini” ed al “Mocenigo” del gruppo di quattro “hunter-killer” (sommergibili cacciasommergibili) costruiti dopo la 2° Guerra Mondiale, svolgendo una funzione attiva di “sentinelle” delle coste della Penisola. L’Enrico Dandolo è stato radiato dal servizio il 30 giugno del 1999, per assumere il nuovo ruolo di museo di se stesso.
Lunghezza: 46,20 metri
Larghezza: 4,30 metri
Disolcamento: in superficie 524 tonnellate, in immersione 581 tonnellate. Apparato di propulsione: motore elettrico di propulsione di 2.200 hp, collegato all’elica; batteria elettrica di circa 150 elementi in serie per il funzionamento in immersione; 2 motori diesel da 1.100 hp ciascuno; generatori per produzione di energia elettrica per carica batterie o alimentazione diretta del motore elettrico di propulsione.
Velocità: in superficie 14 nodi, in immersione 15 nodi.
Quota operativa: 150 mt. di profondità, con possibilità di raggiungere i 300 mt.
Autonomia: 3.550 miglia, a velocità costante di 6 nodi.
Equipaggio: 18 uomini, tra ufficiali, sottoufficiali, sottocapi e marinai.
Armamento: 4 tubi lanciasiluri da 553 mm. Per siluri filoguidati a testa autocercante A 184

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