15 mar 2009

Il campo...in campo





Quante volte, visitando Venezia, vi saranno capitate scene come queste che mostrano alcuni ragazzi che hanno trasformato parte di un campo cittadino in appunto...un campo di calcio.


Leggete questa ricerca fatta nella scuola media statale Morosini Sansovino:

Il tempo libero a Venezia
Giocare in campo

Introduzione
A Venezia - la città in cui viviamo - il tempo libero dagli impegni scolastici lo si può trascorrere in vari modi: all'aperto, grazie all'assenza di automobili e allo scarso inquinamento, giocando a calcio, a nascondino, o ad altri tipici giochi veneziani; in casa, con i giochi elettronici al computer, con la Play Station, o il Game Boy…; praticando sport nella laguna: vela, canottaggio, voga, frequentando luoghi particolari come gli Internet Point o il Future Centre; o semplicemente passeggiando con gli amici. Così noi alunni della classe 2^F abbiamo deciso di esaminare in particolare come trascorriamo questo tempo stando all'aperto, proprio perché è un'usanza tipicamente veneziana, difficilmente riscontrabile nelle altre città. Di solito, infatti, quando il tempo è bello, noi ragazzi veneziani giochiamo nei campi, spazi aperti più o meno grandi, tipici della città. Giocare nei campi è una tradizione che viene tramandata a Venezia di padre in figlio da moltissimi anni; e si va regolarmente a giocare in campo fin da piccoli, prima accompagnati da un adulto, poi da soli o con gli amici.

I campi di Venezia
Innanzitutto iniziamo dando una definizione di campo: si tratta di uno spazio aperto, delimitato da edifici o canali, sul quale si affaccia una chiesa e nel quale sboccano più strade (a Venezia chiamate calli). Anticamente era in terra battuta, spesso ci cresceva l'erba e ci pascolavano gli animali. Al giorno d'oggi sono invece lastricati in pietra, i masegni di trachite. A volte vi crescono degli alberi o sono arredati con panchine in legno rosso.
Non in tutti i campi si gioca: se sono troppo centrali c'è eccessivo passaggio di veneziani e turisti, e vi sono negozi con 'fragili' vetrine, oppure sono frequentati da anziani che si infastidiscono o, ancora, sono delimitati da canali nei quali è facile perdere i palloni o, se non si sta attenti, fare un tuffo non desiderato...
Dopo aver elencato i campi più frequentati dai ragazzi e averli analizzati, abbiamo individuato i motivi che, secondo noi, rendono un campo particolarmente adatto ai nostri giochi:

-si trova vicino a scuole elementari/medie
-è abbastanza grande
-vi è poco passaggio oppure prevede uno spazio 'riservato', fuori dai percorsi pedonali, per i giochi
-vi sono pochi pericoli: canali, vetrine, vetrate, finestre...
-la pavimentazione è regolare, non sconnessa o scivolosa
-vi è una fontana funzionante
-vi sono panchine, possibilmente sotto l'ombra di qualche albero, o tavolini di bar all'aperto (per chi sorveglia i giochi dei più piccoli)
-vi è uno scarso controllo da parte dei vigili
-nelle vicinanze non abitano troppi anziani o persone che si infastidiscono facilmente.

L'indagine
Per verificare 'sul campo' le nostre ipotesi abbiamo preparato una scheda di osservazione e un questionario da sottoporre ai ragazzi che giocano nei campi e agli adulti che sorvegliano i più piccoli. Abbiamo poi scelto i luoghi in cui svolgere la nostra indagine: i campi dei Gesuiti, del Ghetto, dei SS. Apostoli, di Santa Maria Formosa e di San Giacomo dall'Orio. Abbiamo scelto i primi tre perché si trovano in prossimità della nostra scuola; Santa Maria Formosa e San Giacomo dall'Orio perché sono quelli che noi frequentiamo di più.

I campi scelti
Per aiutarvi a immaginare uno dei nostri campi ne abbiamo descritto alcuni. Abbiamo però voluto farvi conoscere un po' di più la nostra città descrivendo altri campi, campielli, e corti perché luoghi molto particolari e caratteristici: sono il campo delle Muneghette, di San Stae e della Maddalena, corte Botera e campiello Morosini.
In campo delle Muneghette, in campiello Morosini e in corte Botera, ci siamo anche divertiti ad ambientare delle storie: raccontano vicende "forse" avvenute nella Venezia di un passato più o meno recente, che vedono protagonisti personaggi più o meno strani, più o meno familiari o famosi...

Problemi
Venezia sarebbe la città ideale, la capitale del mondo per i giochi di noi ragazzi, non essendoci automobili né traffico, ma tanti campi dove teoricamente potremmo divertirci facendo qualsiasi gioco, senza correre rischi. Questo discorso è però solo teorico, perché dopo vari "incidenti" (pallonate tirate in testa alle povere vecchiette, scontri con biciclette, pattini o skateboard, deterioramento continuo dei muri trasformati in "porte" da calcio e rottura di qualche finestra...), e relative continue proteste di abitanti e passanti, sono aumentati i sopralluoghi dei vigili che sono costretti ad applicare il regolamento di polizia urbana che contiene il famigerato articolo 28 che dice che nei campi e nelle calli di Venezia è vietato il gioco del pallone e il lancio di attrezzi o oggetti che possono recare molestia o disturbo alle persone o mettere in pericolo l'incolumità delle stesse. Perciò i ragazzi dai 10 ai 14 anni, la cui potenza di tiro rischia di essere più pericolosa per le persone e per le cose, non possono più giocare a calcio, a pallavolo, a basket e in generale praticare attività sportive o girovagare con mezzi "di trasporto" a due ruote.
Ma dove potremmo andare noi ragazzi a giocare? I parchi pubblici sono pochi e spesso lontani da casa: perciò continuiamo a giocare nei campi cercando di non preoccuparci del regolamento, pur sapendo bene cosa potrebbe succedere al nostro pallone se i vigili ci cogliessero in flagrante, mentre disputiamo una partita disturbando la quiete pubblica. Fortunatamente per ora questo articolo del regolamento non ci crea molti problemi, dato che in realtà i vigili sono comprensivi nei nostri riguardi e la maggior parte delle volte chiudono un occhio, anche se ogni tanto dobbiamo lanciarci in fughe precipitose per non essere multati... Il problema aumenta quando sono i passanti o le persone che abitano nei campi a chiamare la polizia, infastiditi dai nostri giochi o dai nostri schiamazzi. Questo però ha scatenato le ire dei genitori anche dei bambini più piccoli che hanno organizzato raccolte di firme per rendere pubblico il problema. Alcuni propongono di creare i campi blu, zone dove i bambini potrebbero giocare indisturbati.


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