28 dic 2008

Ca' Pesaro


Cà Pesaro è un palazzo ubicato nel sestiere di Santa Croce.

La storia
Il grandioso palazzo, ora sede della Galleria internazionale di arte moderna e del Museo d'arte orientale, fu progettato nel '600 dall'architetto Baldassarre Longhena per volontà della ricchissima e nobile famiglia Pesaro. Nel 1682, anno in cui Longhena mori', il palazzo era ancora incompiuto. Il committente, allora, ne affido' il completamento a Gian Antonio Gaspari che lo completo' nel 1710, rispettando il progetto originale. Dalla famiglia Pesaro il maestoso palazzo passò in seguito ai Gradenigo. Successivamente i Padri armeni Mechitaristi lo utilizzarono come collegio, ed infine fu acquistato dalla famiglia Bevilacqua. Divenuto proprietà della Duchessa Felicita Bevilacqua La Masa, essa destinò il palazzo a divenire Galleria d'arte moderna. Quando il Comune di Venezia, con deliberazione 5 dicembre 1899, diede esecuzione alle disposizioni testamentarie della Duchessa Felicita Bevilacqua, vedova del Generale La Masa, che aveva lasciato il suo palazzo di Ca' Pesaro al Comune di Venezia con l'espressa finalità di concedere risorse e spazi ai giovani artisti, fu istituita l'Opera Bevilacqua La Masa.

L'edificio
Ca' Pesaro si affaccia sul Canal Grande ed è considerato uno dei più bei palazzi veneziani. La facciata barocca, impreziosita da basso rilievi e statue, lo rende unico. Dalla sontuosità dell'esterno si può ben immaginare l'originaria riccchezza delle sale e dei saloni. Ma di tutto ciò non resta quasi nulla: solo qualche affresco e qualche decorazione.

La Galleria internazione d'arte moderna
A partire dal 18 maggio 1902, il Comune di Venezia collocò al primo piano di Ca' Pesaro la Galleria internazionale d'arte moderna, già esistente ma senza sede propria. Nella collezione spiccano capolavori celebri: dalla Giuditta II^ di Klimt alla Bagnante di Bonnard, dal Rabbino di Chagall alle opere di Kandinsky, Klee, Rouault, Matisse, Grosz, Moore, Morandi, De Chirico, Boccioni ed altri.

Il Museo d'arte orientale
Il Museo d'arte orientale, che da tempo si progetta di trasferire altrove si trova al terzo piano del palazzo. Esso contiene una notevolissima collezione d'opere d'arte, circa 30.000 pezzi, originariamente costituita alla fine dell'ottocento durante un viaggio in oriente, da Enrico di Borbone e successivamente pervenuta, dopo varie peripezie, allo stato italiano. Attualmente i pregevoli oggetti sono custoditi in spazi molto ridotti il che ne impedisce una fruizione adeguata. Tra l'altro la collezione annovera un numero enorme di spade giapponesi le cui lame, racchiuse nei foderi, non sono visibili.L'entrata dalla calle
L'entrata dalla corte internaI ribelli di Ca' Pesaro
Nei primi due decenni del 1900 in Italia fiorirono numerose esperienze rivoluzionarie ed antiaccademiche. In polemica contro i maestri della Biennale, Ca' Pesaro tra il 1908 ed il 1920 rappresentò una "palestra intellettuale, un trampolino di lancio per giovani artisti italiani: qui artisti diversi gli uni dagli altri per stile e poetica ebbero la possibilità di esporre le proprie opere. Uniti solo dall'impegno di rinnovare il linguaggio artistico italiano, guidati dal critico Nino Barbantini, i protagonisti di Ca' Pesaro proposero linguaggi assai differenti: Arturo Martini si ispirava a modelli arcaici, Felice Casorati era influenzato dallo Jugendstil, Guido Marussig dal simbolismo, Gino Rossi da Paul Gauguin, Tullio Garbari dipingeva una mitica primitiva Valsugana, Pio Semeghini dipingeva una poetica Burano memore dell'esperienza post-impressionista fatta a Parigi, Umberto Moggioli che ospitava nella sua casa di Burano il gruppo dei "ribelli". Espongono a Ca' Pesaro anche Umberto Moggioli, allievo di Guglielmo Ciardi, e Ugo Valeri, noto grafico, illustratore delle riviste più in voga dell'epoca, oltre che raffinato pittore, interprete della società italiana del tempo ed ancora Adolfo Callegari, Felice Castegnaro, Mario Disertori, Enrico Fonda, Ercole Sibellato, Gido Trentini, Oscar Sogaro, Antonio Nardi, Pieretto Bianco, Lulu de Blaas, Gabriella Oreffice, Oreste Licudis e Napoleone Martinuzzi. Accanto a questi nomi vanno ricordati una serie di artisti che si mossero nell'E'ntourage di Ca' Pesaro, pur non riuscendo ad esporre insieme agli altri per ragioni diverse: la giovanissima età, la guerra, i trasferimenti da Venezia. Tra questi va citato il giovanissimo Bruno Sacchiero, allievo prediletto di Guglielmo Ciardi, morto a soli 24 anni, e alcuni grafici secessionisti quali, Fabio Mauroner, Guido Balsamo Stella e Benvenuto Disertori. Il gruppo rimane sempre eterogeneo: non vi fu mai un manifesto, nè il tentativo di mettere a punto un programma. Furono spesso in mostra opere di Boccioni e, allo stesso tempo, oggettistica di qualità (vetri soffiati di Murano, piastrelle in maiolica, ceramiche in stile libertty, poltrone, mobili), importata o eseguita da alcune dei più proficui membri del gruppo capesariano, come Vittorio Zecchin e Wolf Ferrari, secondo un gusto per il decorativo caro nelle arti applicate e caratteristico dell'epoca.Vista della facciata laterale.

Purtroppo non si possono fare foto all'interno del museo. Le uniche foto che sono riuscito a fare riguardano alcuni vasi esposti alla mostra Kuniaki Kuroki (29 novembre 2008 - 25 gennaio 2009), ovvero "L'estetica giapponese espressa attraverso il vetro, che è allestita al piano terra.

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