16 ott 2008

Ca' d'Oro

Il palazzo fu edificato tra il 1421 e il 1440 circa su commissione del mercante veneziano Marino Contarini. L'edificio non ebbe un unico progettista, ma fu il frutto del lavoro di piu' maestri, coordinati dal Contarini stesso.
Tra di essi vi furono certamente Marco d’Amedeo, probabilmente direttore dei lavori, lo scultore milanese Matteo Raverti, i veneziani Giovanni e Bartolomeo Bon e il francese Jean Charlier, citato nei documenti di spesa a tutt’oggi ancora conservati, come Zuanne de Franza, che si occupò della doratura e coloritura finale della facciata. Dopo la morte di Marino Contarini nel 1441 e in seguito a quella dell'unico figlio Piero, la Ca' d'Oro fu divisa tra le figlie di quest'ultimo, innescando, nei secoli successivi, una lunga serie passaggi di proprietà e di conseguenti alterazioni che ne mutarono la fisionomia, specialmente all'interno, proprio a causa delle differenti necessità abitative. Solo verso la fine del XIX secolo la Ca' d'Oro, per decisione di Alessandro Trubetzkoi, il proprietario di allora, fu sottoposta ad un restauro di cui fu incaricato l'architetto Giovan Battista Meduna. Meduna modificò pesantemente la facciata ed anche l'interno del palazzo. Nel 1894 l'intero edificio fu acquistato per 170.000 lire (un notevole esborso per l'epoca) dal barone Giorgio Franchetti, che volle intraprendere un attento restauro filologico dell'edificio, tentando di riportarlo il più possibile vicino alla morfologia quattrocentesca. Fin da principio il suo scopo non fu quello di fare della Ca' d'Oro la sua abitazione, ma di ospitarvi la propria collezione di opere d'arte per renderla visitabile al pubblico. Nel 1916 Franchetti stipulò un accordo con lo Stato Italiano nel quale si impegnò a cedere il palazzo al termine dei lavori in cambio della loro copertura finanziaria. Il 18 gennaio del 1927 venne inaugurato il museo intitolato "Galleria Giorgio Franchetti" alla memoria del barone, scomparso nel 1922.
La denominazione deriva dal fatto che in origine alcune parti della facciata erano ricoperte d'oro. Questa rifinitura faceva parte di una complessa policromia, oggi scomparsa, che decorava la facciata, ritenuta uno dei massimi esempi del gotico fiorito a Venezia. Essa si caratterizza per la marcata asimmetria tra la parte sinistra, in cui si sovrappongono tre fasce traforate (portico al piano terra e loggiati ai piani superiori), e l'ala destra, in cui prevale la muratura rivestita di marmi pregiati con singole aperture isolate. Tale asimmetria non è dovuta alla mancanza di un'ala sinistra, ma fu una scelta dettata dallo stretto lotto disponibile; l'edificio non è quindi incompiuto. Nell'aspetto esteriore presenta diversi elementi di contatto con Palazzo Ducale , come le forme del traforo del primo piano e la fascia merlata di coronamento.
La galleria ospita la collezione di opere d'arte raccolta da Giorgio Franchetti nella sua vita. In seguito alla donazione allo Stato italiano (1916) e in vista dell'allestimento del museo, alla collezione Franchetti furono affiancate alcune raccolte statali da cui provengono la maggior parte dei bronzi e delle sculture esposte, oltre a numerosi dipinti veneti e fiamminghi. Tra le opere di maggior pregio vi sono il San Sebastiano di Andrea Mantegna, la Venere alla specchio di Tiziano, vedute di Francesco Guardi, la Venere dormiente di Paris Bordone e ampie porzioni degli affreschi provenienti dalla facciata del Fondaco dei Tedeschi di Venezia. Oltre alle sale espositive, il museo ospita vari laboratori per la conservazione e il restauro di opere d'arte.
(fonte: Wikipedia)
Il bellissimo portone in legno che, sul fianco del palazzo, permette l'accesso alla corte scoperta.La corte con la splendida vera da pozzo realizzata in marmo broccatello di Verona da Bartolemeo Bon nel 1427, il quale vi scolpi' sui tre lati, tra un ricco fogliame, le allegorie femminili della Giustizia, della Fortezza e della Carità.

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