06 lug 2015

Raponzolo di roccia

Raponzolo di rocciaE' chiamato anche "Raperonzolo di roccia". Lo trovate sulle pareti rocciose delle nostre Alpi orientali. Fiorisce in Luglio-agosto. Vederlo non è proprio facile ma aguzzando la vista…
Io sono riuscito a fotografarlo ieri a quasi 2.000 metri di altitudine. Ciao a tutti!

23 giu 2015

Il Camerone del camino - Castello di Thiene

Banchetto di Cleopatra 01

Il Castello di Thiene è considerato il più cospicuo edificio gotico del XV sec. sorto nel vicentino ad uso di dimora civile; straordinario esempio di villa pre-palladiana, unico esemplare del suo genere, sia per caratteristiche architettoniche che per destinazione funzionale, caposaldo nell’evoluzione delle ville venete.
La villa veneta, dal punto di vista architettonico, ha trovato la sua più compiuta espressione nel XVI secolo con le costruzioni di Andrea Palladio (1508 - 1580), che riuscì a sintetizzare le esigenze estetiche e funzionali in un tipo di villa che rimase sostanzialmente lo stesso fino alla caduta della Serenissima nel 1797. Ma Palladio non inventò il concetto di villa:  rinnovò le forme che queste dimore agricole avevano già acquisito nel corso dei secoli precedenti. Il castello si pone quindi come modello per i successivi sviluppi delle ville venete, in quanto residenza signorile e luogo di vita colta e raffinata in campagna dove erano legati gli interessi della famiglia.

Banchetto di Cleopatra 02

Il "Camerone del camino" è dominato dall'altissima cappa trilobata costruita secondo il tipico modello gotico del XV secolo in aperto contrasto con il fregio e le piccole lesene scolpite in stile rinascimentale. Interamente affrescata da G.B. Zelotti (Verona,1526 - Mantova, 1578) e G.A. Fasolo (Mondello, 1530-Vicenza, 1572): un lungo fregio di ghirlande, putti, frutta, bucrani e grappoli, decora le quattro pareti dove, in un'ampia prospettiva architettonica, si svolgono quattro scene di storia romana narrate da Tito Livio.
Il significato di questo ciclo di affreschi non è del tutto chiarito ma alla luce dei nuovi apporti critici -che datano il ciclo di affreschi intorno al 1570 - si può presumere che Giovanni Porto, erede dello zio Francesco, generale della Repubblica di Venezia, abbia voluto illustrare la contrapposizione fra fedeltà e tradimento per celebrare la dedizione della famiglia Porto a Venezia - evidenziata anche dalla architettura "veneziana" della villa- con una precisa allusione agli ambigui rapporti di Vicenza, tradizionalmente legata al partito imperiale. Entro un loggiato di colonne corinzie sono dipinti i seguenti episodi: Il convitto di Cleopatra, La Clemenza di Scipione, L'incontro tra Massinisssa e Sofonisba, La Clemenza di Scipione

Banchetto di Cleopatra 03Banchetto di Cleopatra 03aBanchetto di Cleopatra 04Banchetto di Cleopatra 05Banchetto di Cleopatra 06Banchetto di Cleopatra 07Banchetto di Cleopatra 08Banchetto di Cleopatra 08aBanchetto di Cleopatra 09Banchetto di Cleopatra 10Banchetto di Cleopatra 11Banchetto di Cleopatra 12Banchetto di Cleopatra 14Banchetto di Cleopatra 15Banchetto di Cleopatra 16

I testi sono ricavati dal sito ufficiale del Castello

Museo Fortuny

DSC09587 1

"Nella seconda metà dell’Ottocento il Palazzo venne frazionato in numerosi appartamenti con la conseguente creazione di nuove comunicazioni verticali e orizzontali per ospitare circa 350 persone di umili condizioni. Era quindi in uno stato di degrado e decadenza. Mariano Fortuny Madrazo, attratto da questa bellezza architettonica, vi entrò per la prima volta nel 1898 occupando una enorme stanza posta nel sottotetto dell’edificio e stabilendovi il proprio studio. Nel corso degli anni, acquisite le altre parti dell’immobile, Fortuny pazientemente ma con costanza iniziò il lavoro di recupero dell’edificio: man mano che se ne andavano le persone, liberò gli appartamenti,riadattò le stanze, fece cadere tramezzi e sovrastrutture, riportando equilibrio e proporzione.
Dopo un primo utilizzo dedicato alle sue sperimentazioni artistiche e scenotecniche, Fortuny elesse il Palazzo Pesaro-Orfei a propria dimora. Installato un piccolo laboratorio nel 1907, assieme alla sua compagna e musa ispiratrice Henriette Nigrin che sposerà nel 1924, dopo pochi anni due interi piani del palazzo vennero occupati dallo straordinario atelier per la creazione e la stampa di abiti e tessuti in seta e velluto. Mentre Mariano perfezionava i suoi studi e le sue invenzioni, Henriette con eccezionale dedizione dirigeva il laboratorio curandone la parte più difficile, quella della colorazione. Dopo la morte di Fortuny, avvenuta nel 1949 Il palazzo fu donato nel 1956 al Comune di Venezia per essere “utilizzato perpetuamente come centro di cultura in rapporto con l’arte”, com’è espressamente indicato nell’atto notarile; l’amministrazione cittadina di fatto ne ebbe pieno possesso solo nel 1965, data della morte della vedova Henriette. Aperto il Museo nel 1975, nonostante una serie di criminose spoliazioni degli arredi avvenute negli anni precedenti, l’originale sede museale, più una casa-museo che un museo vero e proprio, si è caratterizzata nel corso degli anni come centro di attività espositive dedicate alle arti visive, conservando però intatte le caratteristiche di ciò che fu lo studio preferito al primo piano nobile di Mariano Fortuny.
Cosi come intatta è la sua preziosa biblioteca ricchissima anch’essa di arredi, di oggetti e di preziosi volumi d’arte e di tecnica. Dalla raccolta dei dipinti, ai preziosi tessuti che rivestono interamente le pareti, alle celebri lampade, tutto è testimonianza della geniale ispirazione dell’artista tra sperimentazione e innovazione, tutto è testimonianza della sua presenza sulla scena intellettuale e artistica internazionale a cavallo tra ‘800 e ‘900." (tratto dal sito ufficiale del Museo)
Mi trovo appunto all'ultimo piano del Museo Fortuny. Qui troviamo alcuni manichini da lui utilizzati e, vedi soto, le celebri lampade (che adoro) che hanno ispirato modelli simili oggi reperibili sul mercato.

DSC09586 1DSC09603 1DSC09588 1
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...