29/lug/2014

Villa Tiepolo Passi

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Il primo insediamento di Villa Tiepolo Passi risale agli inizi del '500 e la Villa raggiunge le dimensioni attuali un secolo dopo ad opera di Ermolao Tiepolo, procuratore di San Marco e senatore della Repubblica Serenissima. Nell‘800 la Villa, arricchita e impreziosita nel corso dei secoli da artisti di fama, diventa dei Conti Passi de Preposulo, che tuttora vi abitano. In questo luogo di assoluto fascino, oggi sede di un‘azienda agricola e meta di turismo culturale ed eventi esclusivi, è possibile ritrovare, con le architetture e le opere d’arte, anche il piacere di un’accoglienza d’altri tempi e quel fervore tra le barchesse e i campi che riecheggia la straordinaria qualità di ciò che venne definita "Civiltà di Villa".
Venezia in terraferma: L'inizio della penetrazione veneziana in terraferma risale al 1339, quando la città di Treviso viene annessa ai domini della Repubblica veneta. Nel 1345 Venezia abroga la legge che proibisce ai suoi cittadini di acquistare terre sulla terraferma: così', dalla metà del '300, all'attività cui i veneziani erano dediti principalmente, "coltivar el mar", ovvero il commercio marittimo, s'aggiunge l'interesse per i "domini de tera".
Nei primi anni del '400 l'espansione di Venezia in terraferma oltre i confini delle lagune (il Mediterraneo era pressoché già di suo completo dominio) diventa molto consistente; nei territori che vanno dalla gronda lagunare alle Dolomiti e dal Friuli alla Lombardia va strutturandosi tutta la forza imprenditoriale, tecnica e industriale della Serenissima. Mentre gli avvenimenti della storia si susseguono incalzanti (caduta di Costantinopoli, scoperta dell'America, Lega di Cambrai), la dominante diventa, in tutti i settori, la prima Nazione del mondo, per forza lavoro, capacità manifatturiera, forza finanziaria. L'apice della potenza veneziana data il 1575.
Le ville venete di campagna sono come le fabbriche del tempo, punto di riferimento economico e sociale del territorio su cui sorgono: assistiamo al fenomeno del Nord-Est "ante litteram", che si protrae all'incirca fino alla fine del '700.
Trecento anni che gli storici chiamano "Pax Veneta" per la straordinaria qualità della vita che caratterizza il periodo, sia dal punto di vista economico che sociale, per non parlare della fioritura dell'arte: i più' grandi artisti soggiornano e lavorano all'interno delle Ville Venete, dal Petrarca al Palladio, dal Tiziano al Tiepolo, dal Goldoni al Canova. Con l'avvento di Napoleone inizia la decadenza di Venezia. Le Ville Venete rimangono a testimoniare il grandioso passato di Venezia in terraferma (la civiltà di Villa), anche se due secoli di "vuoto" di potere ne hanno fatto dimenticare in gran parte il senso e il ruolo. Oggi, dopo molti secoli, le Ville venete stanno ritrovando la loro funzione di punti di ferimento per il territorio circostante, sia dal punto di vista culturale, grazie al loro straordinario patrimonio storico, artistico e paesaggistico, sia dal punto di vista economico, grazie allo sviluppo del turismoVilla Passi 01w

Storia: Il primo insediamento di Villa Tiepolo Passi risale agli inizi del 500 e la Villa raggiunge le dimensioni attuali un secolo dopo ad opera di Ermolao Tiepolo, procuratore di San Marco e senatore della Repubblica Serenissima. Nell‘800 la Villa, arricchita e impreziosita nel corso dei secoli da artisti di fama, diventa dei Conti Passi de Preposulo, che tuttora vi abitano. In questo luogo di assoluto fascino, oggi sede di un‘azienda agricola e meta di turismo culturale ed eventi esclusivi, è possibile ritrovare, con le architetture e le opere d’arte, anche il piacere di un’accoglienza d’altri tempi e quel fervore tra le barchesse e i campi che riecheggia la straordinaria qualità di ciò che venne definita “Civiltà di Villa”. La Villa sorge sull‘antico terrapieno di un Castelliere paleoveneto, divenuto successivamente presidio militare romano (castrum). In questo luogo geograficamente strategico, di cui è testimonianza lo straordinario viale prospettico che si estende per due chilometri e mezzo di fronte alla Villa (vedi cartina sotto), la nobile e potente famiglia veneziana dei Tiepolo decise di edificare la propria dimora di campagna. Villa Tiepolo Passi è costruita in stile veneziano barocco; nel salone centrale, così come ai piani nobili delle barchesse, si possono ammirare i sontuosi affreschi di Pietro Antonio Cerva, detto il Bolognese (1675). All‘esterno, il grande „selese“ accoglie due busti di Giuseppe Bernardi, detto il Torretto, che aveva a bottega il giovane Antonio Canova. Nel parco si trova una delle due cappelle gentilizie della Villa Veneta (l‘altra è all‘interno della Barchessa Ovest). Edificata nel 1774 e affrescata da Gian Battista Canal (nipote del Canaletto), questa chiesa è dedicata alla Madonna del Rosario e Papa Pio VI vi concesse l’indulgenza plenaria. I due oratori sono tuttora luoghi di culto. Sul retro della Casa scuderie, rimesse, granai, cantine, oggi magnificamente ristrutturati, ritrovano le proprie antiche funzioni aprendosi all’ospitalità. Oltre il ponte sul rio Piovensan si estendono le coltivazioni di uva, granoturco e alberi da fruttoVilla Passi 02w

Si possono effettuare visite guidate su prenotazione: Orario Estivo: Individuali: tutte le domeniche alle ore 11.00 e alle ore 16.00 (NB: la visita sarà effettuata solo al raggiungimento di un numero minimo di 6 partecipanti)
Gruppi: tutti i giorni su prenotazione (minimo 15 persone) Info e Prenotazioni: info@villatiepolopassi.it - Tel. 0422 397790

La Villa Tiepolo Passi ha,nella magnifica Tesa dei Tiepolo, immerso in una campagna rigogliosa, un ristorante che popone una cucina legata agli antichi ricettari di famiglia. I sapori genuini dei prodotti di casa incontrano la creatività del nostro chef, dando vita a piatti originali e deliziosi in cui la tradizione sposa la modernità.

A Villa Tiepolo Passi è possibile soggiornare in uno splendido appartamento affacciato su tigli e querce secolari, con magnifica vista sul fiume e sulla campagna. Un luogo di assoluto fascino perfetto per chi desidera un piacevole soggiorno in Villa.

I testi sono tratti dal sito ufficiale Mappa w

L'affresco del gioco dei dadi

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Nel libro "Venezia insolita e segreta" scritto, insieme a Thomas Jonglez, dalla mia amica Paola Zoffoli avevo letto della passione dei veneziani per il gioco dei dadi. Per descrivere la cosa Paola ha pubblicato un'immagine simile a quelle che qui vi propongo. Nel libro la scrittrice offre al lettore l'esatta indicazione di dove si trova questo affrescoDSC 8405 w

Incuriosito mi sono recato sul posto ed ho potuto appurare che per fortuna lo stato di conservazione del disegno (datato 1691) è ancora abbastanza buonaDSC 8407 w

Ho poi effettuato, in rete, alcune ricerche sull'argomento ed ho trovato che:
"L’unico luogo dove era possibile giocare d’azzardo (il gioco dei dadi) per lungo tempo, fu tra le due colonne di piazza San Marco. Il motivo della scelta di quel luogo sta nel fatto che le due colonne, arrivate dall’oriente, per lungo tempo rimasero adagiate sulla riva. Fu grazie all’ingegno di Nicola Starantonio Barattiero, costruttore della bergamasca (il primo costruttore del Ponte di Rialto), che nel 1172 riuscì ad innalzare le due colonne. Il Barattiero ideò un montacarichi a contrappeso usato tra l’altro nella costruzione del Campanile di San Marco: la torre più alta a quei tempi. Fu tanta l’ammirazione da parte del governo della Serenissima che come premio, permise a Nicolò di aprire una bisca per il gioco dei dadi tra le due colonne e i giocatori furono chiamati barattieri. La famiglia acquisisce nel 1466 il titolo di conti grazie a Bianca Maria Visconti che gli diede il feudo di San Pietro in Cerro. Curiosità: nel loro stemma araldico a ricordo di Nicolò vi sono tre dadi. Nel tempo, nonostante i divieti, il gioco d’azzardo era talmente diffuso e popolare che nel Seicento la pratica fu permessa durante il carnevale che in quel periodo durava da Ottobre fino a Febbraio del Martedì grasso. Nel 1638, il nobile Marco Dandolo venne autorizzato ad aprire in Calle Vallaresso, un “Ridotto Grande” cioè una casa da gioco pubblica"
Notiamo quindi, come scrive Paola, che questo affresco appare (vedi la data sotto) come un'opera "moderna" rispetto ad un gioco che a Venezia ha origini molto più' antiche. Come vi ho accennato nel libro è riportata l'esatta ubicazione dell'opera. Una cosa che posso aggiungere io è che questa è visibile solo guardando all'insu'.
I veneziani sanno dove si trova e voi?

24/lug/2014

Bassorilievo

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A Venezia i bassorilievi, gli stemmi, le scritte lapidee, i fregi e le patere adornano i Palazzi, le Chiese ed anche le case più' modeste. Molte sono originali, altre sono copie, ma quasi tutte sono state realizzate in pietra d'Istria proveniente dalle cave di Rovigno e dall'Isola di Brioni. Una pietra di colore bianco che, come dice il Sansovino, è simile al marmo: "salda et forte e che dura per lunghissimo tempo ai ghiacci et al Sole". Molte di queste opere vengono definite "erratiche" in quanto sono state collocate in luoghi diversi da quelli originari. Questo bassorilievo adorna il muro di un Palazzo in Calle de l'Oglio o del Cafetier a Dorsoduro. Ci troviamo nei pressi della Scuola Grande di San Giovanni Evangelista e l'opera a mio avviso potrebbe rappresentare due confratelli che reggono il simbolo della Scuola stessa.

02/lug/2014

Oasi di Cervara

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A due passi da Treviso ed esattamente a Santa Cristina di Quinto di Treviso si trova l'Oasi naturalistica del Mulino di Cervara (le informazioni su come raggiungerla le trovate qui)
Gli uccelli rappresentano senz’altro gli abitanti più appariscenti dell’Oasi di Cervara, e tra essi il posto d’onore è occupato dagli aironi. L’Oasi ospita una delle più importanti garzaie del Veneto, dove sono stati censiti circa 200 nidi di Airone cenerino, Nitticora e Garzetta. A questi si aggiungono presenze occasionali, ma sempre più frequenti, di Aironi guardabuoi e Aironi bianchi maggiori. Nel 2011 è stata accertata nella garzaia la prima nidificazione di Marangone minore.
Oltre agli aironi, osservabili in volo e sui nidi, la palude accoglie una ricca comunità di specie, tra cui il Martin pescatore, il Porciglione, l’Usignolo di fiume, il Germano reale e il Cigno reale. In estate si aggiungono altri ospiti nidificanti, come la Marzaiola, il Tarabusino, il Pendolino, l’ Airone rosso, la Cannaiola e il Cannareccione, mentre i rigori dell’inverno invitano a sostare nella palude il Beccaccino, il Cormorano, la Poiana e lo Sparviere. Lungo i sentieri pedonali della Rosta e della Piovega si possono osservare i nidi scavati nei salici e nei pioppi dal Picchio verde e dal Picchio rosso maggiore. Queste cavità vengono riutilizzate per nidificare anche dallo Storno, dalla Cinciallegra e dalla Cinciarella. Le sponde dei canali della Rosta e della Piovega sono il luogo ideale per osservare folaghe, gallinelle d’acqua e tuffetti, mentre sulle radici aeree degli ontani capita di sorprendere l ‘Arvicola terrestre (Tratto dal sito ufficiale)Oasi Cervara 00b

Le prime notizie sul Mulino di Cervara risalgono al 1325, qunado Tommaso de Strassio acquista 91 campi con annessi rustici e una ruota da mulino. Nei secoli a venire il mulino avrà diversi proprietari e muterà aspetto, trasformandosi a seconda delle esigenze del lavoro e delle tecniche dell'arte molitoria. Verrà abbandonato nel 1965 e le sue macine andranno vendute alla ex Jugoslavia. Solo con l'acquisto dell'isola di S.Cristina da parte del Comune di Quinto di Treviso, il Mulino verrà completamente restaurato: in particolare verranno ricostruite le due ruote in legno e messi in funzione i congegni necessari alla sfruttamento della forza idraulica. Anche i macchinari d'epoca sono stati rimessi al loro posto: la macchina in pietra per la farina di grano e la più' recente macina a cilindriOasi Cervara 01Oasi Cervara 03Oasi Cervara 04Oasi Cervara 04aOasi Cervara 06Oasi Cervara 06aOasi Cervara 07Oasi Cervara 11Oasi Cervara 12

Il "Casone" è la tipica costruzione di legno e canniccio di pescatori e contadini delle valli da pesca e delle zone umide del Veneto. Il termine "Casone" deriva da casa nel senso più' profondo di abitazione di campagna e di ricovero. Era originariamente una capanna, ossia un rifugio coperto di paglia fatto per riparare uomini e cose dalle intemperie. Dopo molte trasformazioni è diventata una vera e propria abitazione; da una forma conica è passata ad una struttura rettangolare, con i muri di mattoni e pietre; il tetto a quattro spioventi molto inclinati, continuerà ad essere in legno rivestito son la canna palustre e le aperture continueranno ad essere molte piccole. Da alcuni dipinti, incisioni e mappe del passato appaiono numerosi Casoni costruiti lungo le rive dei fiumi. A testimonianza di quanta importanza avessero un tempo i fiumi come vie di comunicazioneOasi Cervara 13

Come potete vedere il Casone che trovate all'interno del Parco è stato adibito ad una piccola sala conferenzeOasi Cervara 14Oasi Cervara 15Oasi Cervara 15aOasi Cervara 16Oasi Cervara 18

Nell’Oasi convivono due ambienti: la palude a canneto e il bosco umido. La zona a canneto (o fragmiteto), occupa circa 1/3 dell’area protetta, ed è visitabile quasi esclusivamente con l’utilizzo di barche a fondo piatto. Vi sono poi altre associazioni vegetali legate all’acqua corrente oppure ai fontanili di risorgiva, dove si incontrano ancora ampie zone a marisceto caratterizzate dalla presenza del Falasco. I sentieri pedonali dell’Oasi permettono invece di visitare il bosco ripariale umido costituito da Ontano, Pioppo, Salice bianco, Salice cenerino e Salicone. Dove il terreno si fa più asciutto compaiono alcuni esemplari isolati di Farnia e Olmo. Una interessante varietà di piante tipiche delle zone umide si può ammirare lungo i sentieri dell’ Orto Botanico, alcune delle quali sempre più rare come il Trifoglio fibrino e il Giunco fiorito. Nell’orto botanico si possono osservare altre associazioni vegetali come il giuncheto e il molinieto, rappresentanti rispettivamente la vegetazione delle torbiere e dei prati umidi. Infine, i canali, lungo i quali si snodano i sentieri dell’Oasi, ospitano le piante sommerse che contribuiscono da sempre a dare al Sile l’appellativo di Fiume Verde, come il Ranuncolo d’acqua, la Callitriche e alcune specie di Potamogeto, tra le cui eleganti fronde nuotano indisturbate numerose trote fario e lucci (Tratto dal sito ufficiale)Oasi Cervara 19Oasi Cervara 19aOasi Cervara 20Oasi Cervara 22Oasi Cervara 23Oasi Cervara 24Oasi Cervara 24aOasi Cervara 25

Avete mai visto da vicino un Martin pescatore mentre si tuffa sott’acqua e riemerge con un pesce nel becco? Probabilmente no. Da questa estate potrete farlo all’Oasi: nel corso dell’inverno è stato realizzato un nuovo osservatorio dedicato proprio all’incontro con il Martin pescatore che, a tutti gli effetti, è la mascotte della palude. Ogni giorno, il personale dell’Oasi rifornisce con dei piccoli pesci una polla sorgiva situata a breve distanza dalle finestre dell’osservatorio e, già dai primi giorni, i martin pescatori sembrano aver gradito questa nuova tavola imbandita.
Poter osservare in natura la caccia, o meglio la pesca, del martino è molto difficile visto che questo piccolo e colorato uccello non ama stare molto vicino all’uomo. Ma stando dietro alle vetrate panoramiche di questo osservatorio le cose cambiano ed è possibile vedere i Martini molto da vicino, soprattutto mentre sostano sui rami del vecchio sambuco che utilizzano come trampolino di lancio per i loro tuffi.
Tre consigli per incontrare il Martin pescatore con successo: armatevi di un pò di pazienza, rimanete nell’osservatorio in silenzio e, soprattutto, approfittate dei giorni feriali in cui il parco è visitato da poche persone. Avere un binocolo è una cosa estremamente utile per osservare gli uccelli, ma se non lo avete o lo avete dimenticato a casa non preoccupatevi, presso la biglietteria potrete noleggiarne uno per tutto il pomeriggio.
Nel Sito ufficiale troverete tutte le informazioni utili alla visita. Oasi Cervara 30

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